# Determinato o indeterminato: la differenza in euro

> Stesso lordo, stesso netto: 1.329,85 euro in entrambi i casi. Dove sta la differenza vera fra contratto a termine e indeterminato: costo azienda, fine rapporto, credito.

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# Contratto a termine o indeterminato: cosa cambia in busta paga, in euro

Su 1.600 euro lordi la trattenuta è 147,04 in tutti e due i casi. **La differenza esiste, è misurabile, e sta in tre posti dove nessuno la cerca.**

di [Giovanni Arena](https://cashbro.it/chi-siamo/) · pubblicata il 21 agosto 2026

A parità di lordo, la busta paga di un contratto a termine e quella di un indeterminato sono identiche al centesimo. Su 1.600 euro lordi la trattenuta è 147,04 euro in tutti e due i casi, l'IRPEF pure, il TFR matura uguale, la tredicesima anche. Chi cerca la differenza nel cedolino non la troverà mai, perché sta in tre posti diversi: nel costo che l'azienda sostiene, in quello che succede quando il contratto finisce, e in quello che puoi firmare fuori dall'ufficio.

La scelta com'è posta di solito è secca, indeterminato buono e determinato cattivo, e detta così non aiuta a decidere niente. Conviene guardare dove i due contratti divergono davvero, un punto alla volta, coi numeri dove i numeri esistono.

## In busta paga: perché non cambia niente?

I contributi a tuo carico sono il 9,19 per cento in entrambi i casi; [il percorso dal lordo al netto](https://cashbro.it/guide/prima-busta-paga/) non contiene nessun passaggio che guardi la durata del contratto.

Netto: 1.329,85 euro, uguale.

Anche il TFR si accantona con la stessa formula, e la tredicesima matura per ratei mensili in tutti e due i casi. Un contratto di sei mesi ne matura sei dodicesimi, e a fine rapporto TFR e ratei non goduti arrivano in liquidazione; su questo il determinato non perde niente, perde solo la comodità di riceverli spalmati.

## Il primo posto dove la differenza esiste: il costo per l'azienda

Sul contratto a termine il datore versa un **contributo addizionale dell'1,4 per cento** della retribuzione imponibile, che finanzia la NASpI. Su 1.600 euro lordi per tredici mensilità fa **291,20 euro l'anno**; a ogni rinnovo del contratto (vale per il rinnovo; la proroga segue un'altra regola) il contributo cresce di un altro 0,5 per cento, quindi un rapporto rinnovato due volte costa all'azienda l'1,9 e poi il 2,4 per cento in più solo di questa voce.

Tu questa cifra non la vedi da nessuna parte, e c'è un dettaglio che la rende interessante: se l'azienda ti **trasforma a tempo indeterminato**, una parte del contributo versato le viene restituita. Lo Stato ha messo un prezzo sulla precarietà e uno sconto sulla stabilità, e tutta la partita si gioca su righe che nel tuo cedolino non compaiono.

Le buste paga le ho viste dall'altro lato del tavolo, da datore, e quello che il lavoratore chiama «il mio stipendio» è sempre stato un numero diverso da quello che l'azienda chiama «il costo di quella persona»; la distanza fra i due è fatta di voci così, e da dipendente non hai nessun documento che te le mostri.

## Il secondo posto: cosa succede l'ultimo giorno

Alla scadenza di un determinato non serve un licenziamento, il rapporto finisce da sé; con i requisiti contributivi (tredici settimane versate negli ultimi quattro anni, più le altre condizioni INPS) scatta la **NASpI**, che un indeterminato dimissionario di solito non ha, e se il tuo caso rientri nei requisiti non è chiaro da nessuna busta paga: si controlla sul sito INPS, ed è il terzo passaggio della verifica qui sotto. Un indeterminato, per finire, richiede un licenziamento o le dimissioni, con preavviso e tutele diverse; è la differenza più grossa fra i due contratti ed è impossibile da mettere in un solo numero di euro, perché il suo valore dipende da quanto è facile, per te, trovare il prossimo contratto, e chi ha una professione richiesta la paga poco mentre chi non ce l'ha la paga tutta.

## Il terzo posto: le firme fuori dall'ufficio

Mutuo, affitto, finanziamento. Il netto è identico, e davanti a una banca i due contratti pesano in modo diverso: la busta paga che presenti è la stessa, mentre la data di scadenza entra nella valutazione. Qui la misura in euro non ce l'ho, e credo che dipenda da banca a banca più di quanto le banche stesse dichiarino; il punto da sapere è che questa differenza esiste, agisce fuori dalla busta paga, e nessun confronto fra stipendi la cattura.

*I due contratti a parità di lordo, per conseguenze più che per importi. Valori 2026 dove indicati.*

| Cosa | Contratto a termine | Indeterminato |
| --- | --- | --- |
| Netto in busta | 1.329,85 € | 1.329,85 € |
| TFR e tredicesima | Maturano per ratei | Maturano per ratei |
| Costo extra per l'azienda | 1,40 % in più, cresce coi rinnovi | Nessuno |
| Alla fine del rapporto | Scadenza automatica, NASpI se hai i requisiti | Serve licenziamento o dimissioni |
| Davanti a banche e proprietari | Pesa la scadenza | Pesa la stabilità |

## Il caso in cui il confronto si ribalta

Il ragionamento fin qui assume lo stesso lordo, e il contributo addizionale apre uno spiraglio proprio lì: un determinato costa all'azienda l'1,4 per cento in più, quindi a parità di budget aziendale un contratto a termine potrebbe pagare un lordo più alto di quei **22,40 euro al mese**, che l'azienda spende comunque. Non è un diritto e nessuna norma lo impone; è un argomento da conoscere quando l'offerta è a termine e la cifra si discute, perché dal lato del datore quella voce nel budget c'è già.

Se hai due offerte davanti, [lo strumento le mette in colonna](https://cashbro.it/strumenti/due-offerte/) con tutte le voci, lordo compreso.

## Cosa serve sapere di sé per decidere

Il confronto non finisce su una risposta perché non può: dipende da quanto vale, per te, la data di scadenza. Tre domande al posto di una conclusione. Quanto in fretta ritroveresti un contratto, nel tuo mestiere e nella tua città? Hai davanti una firma grossa, un affitto o un mutuo, nei prossimi due anni? E il contratto a termine che ti offrono ha una data che ti serve (una stagione, un progetto, un piede in un settore) o è solo la versione revocabile dello stesso lavoro?

## Dove lo controlli tu

- **La durata e i rinnovi.** Sul contratto cerca la data di fine e conta i rinnovi già fatti: i limiti di durata e le condizioni stanno nel decreto legislativo 81/2015, e il conteggio dei rinnovi decide anche il contributo che l'azienda versa.
- **La trattenuta.** Dividi i contributi del cedolino per il lordo dello stesso mese: 0,0919, con contratto a termine o senza. Se ti hanno detto che «col determinato si paga di più», il tuo cedolino è il documento che smentisce.
- **I requisiti NASpI.** Sul sito INPS, alla scheda NASpI, controlla le tredici settimane e le altre condizioni prima che il contratto scada; sapere in anticipo se ci rientri cambia il modo in cui negozi il rinnovo, e probabilmente anche quanto sonno ci perdi.

## Tre errori su questi due contratti

### Cercare la differenza nel netto

Il netto è identico e ogni confronto fatto lì trova zero. La differenza sta nel costo azienda, nella fine del rapporto e nel credito, tre posti che il cedolino non mostra.

### Confondere proroga e rinnovo

La proroga allunga lo stesso contratto, il rinnovo ne firma uno nuovo, e le regole (compreso il contributo crescente) trattano i due casi in modo diverso. Sul totale dei mesi possibili contano entrambi, e il conteggio sbagliato lo paga anche l'azienda.

### Dare per scontato che la stabilità sia gratis

Questo errore riguarda il meccanismo. Il sistema fa pagare all'azienda la flessibilità con il contributo addizionale e gliene restituisce una parte se stabilizza; quando un'azienda tira sulla cifra di un contratto a termine, una parte della distanza è questa voce che tu non vedi, e va bene saperlo prima di prendere sul personale una trattativa che è anche contabile.

## Fonti

- Legge 28 giugno 2012, n. 92, articolo 2, commi 28 e seguenti: contributo addizionale dell'1,4 per cento sui rapporti non a tempo indeterminato e restituzione in caso di trasformazione. Su [normattiva.it](https://www.normattiva.it)
- Decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, articolo 3: aumento di 0,5 punti del contributo addizionale a ogni rinnovo. Su [normattiva.it](https://www.normattiva.it)
- Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, articoli 19 e seguenti, per durata massima, proroghe e rinnovi del contratto a termine. Su [normattiva.it](https://www.normattiva.it)
- INPS, scheda informativa NASpI, per il requisito delle tredici settimane di contribuzione. [inps.it](https://www.inps.it/it/it/dettaglio-scheda.schede-servizio-strumento.schede-prestazioni.nuova-assicurazione-sociale-per-l-impiego-naspi.html)
- Il conto dal lordo al netto, svolto nella guida sulla prima busta paga di questo sito.

**Nota metodologica.** Il netto identico non l'ho dedotto: viene dal conto della guida collegata, dove nessun passaggio dipende dalla durata del contratto. Sono conti miei i 291,20 euro (1,40 per cento di 1.600 per tredici) e i 22,40 al mese. La restituzione del contributo ha condizioni e limiti che qui non elenco; per il caso concreto serve un consulente del lavoro.

Scrive, calcola e sviluppa cashbro da solo. Le buste paga le ha incontrate da imprenditore, dall’altro lato del tavolo: contratti da preparare e cedolini da far quadrare. Non è consulente finanziario né commercialista, e lo dichiara in ogni pagina. [Chi scrive](https://cashbro.it/chi-siamo/)

## Continua da qui

### Due offerte a confronto, voce per voce

### Prima busta paga: le 7 voci da controllare, con un esempio svolto

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