A parità di lordo, la busta paga di un contratto a termine e quella di un indeterminato sono identiche al centesimo. Su 1.600 euro lordi la trattenuta è 147,04 euro in tutti e due i casi, l'IRPEF pure, il TFR matura uguale, la tredicesima anche. Chi cerca la differenza nel cedolino non la troverà mai, perché sta in tre posti diversi: nel costo che l'azienda sostiene, in quello che succede quando il contratto finisce, e in quello che puoi firmare fuori dall'ufficio.
La scelta com'è posta di solito è secca, indeterminato buono e determinato cattivo, e detta così non aiuta a decidere niente. Conviene guardare dove i due contratti divergono davvero, un punto alla volta, coi numeri dove i numeri esistono.
In busta paga: perché non cambia niente?
I contributi a tuo carico sono il 9,19 per cento in entrambi i casi; il percorso dal lordo al netto non contiene nessun passaggio che guardi la durata del contratto.
Netto: 1.329,85 euro, uguale.
Anche il TFR si accantona con la stessa formula, e la tredicesima matura per ratei mensili in tutti e due i casi. Un contratto di sei mesi ne matura sei dodicesimi, e a fine rapporto TFR e ratei non goduti arrivano in liquidazione; su questo il determinato non perde niente, perde solo la comodità di riceverli spalmati.
Il primo posto dove la differenza esiste: il costo per l'azienda
Sul contratto a termine il datore versa un contributo addizionale dell'1,4 per cento della retribuzione imponibile, che finanzia la NASpI. Su 1.600 euro lordi per tredici mensilità fa 291,20 euro l'anno; a ogni rinnovo del contratto (vale per il rinnovo; la proroga segue un'altra regola) il contributo cresce di un altro 0,5 per cento, quindi un rapporto rinnovato due volte costa all'azienda l'1,9 e poi il 2,4 per cento in più solo di questa voce.
Tu questa cifra non la vedi da nessuna parte, e c'è un dettaglio che la rende interessante: se l'azienda ti trasforma a tempo indeterminato, una parte del contributo versato le viene restituita. Lo Stato ha messo un prezzo sulla precarietà e uno sconto sulla stabilità, e tutta la partita si gioca su righe che nel tuo cedolino non compaiono.
Le buste paga le ho viste dall'altro lato del tavolo, da datore, e quello che il lavoratore chiama «il mio stipendio» è sempre stato un numero diverso da quello che l'azienda chiama «il costo di quella persona»; la distanza fra i due è fatta di voci così, e da dipendente non hai nessun documento che te le mostri.
Il secondo posto: cosa succede l'ultimo giorno
Alla scadenza di un determinato non serve un licenziamento, il rapporto finisce da sé; con i requisiti contributivi (tredici settimane versate negli ultimi quattro anni, più le altre condizioni INPS) scatta la NASpI, che un indeterminato dimissionario di solito non ha, e se il tuo caso rientri nei requisiti non è chiaro da nessuna busta paga: si controlla sul sito INPS, ed è il terzo passaggio della verifica qui sotto. Un indeterminato, per finire, richiede un licenziamento o le dimissioni, con preavviso e tutele diverse; è la differenza più grossa fra i due contratti ed è impossibile da mettere in un solo numero di euro, perché il suo valore dipende da quanto è facile, per te, trovare il prossimo contratto, e chi ha una professione richiesta la paga poco mentre chi non ce l'ha la paga tutta.
Il terzo posto: le firme fuori dall'ufficio
Mutuo, affitto, finanziamento. Il netto è identico, e davanti a una banca i due contratti pesano in modo diverso: la busta paga che presenti è la stessa, mentre la data di scadenza entra nella valutazione. Qui la misura in euro non ce l'ho, e credo che dipenda da banca a banca più di quanto le banche stesse dichiarino; il punto da sapere è che questa differenza esiste, agisce fuori dalla busta paga, e nessun confronto fra stipendi la cattura.
| Cosa | Contratto a termine | Indeterminato |
|---|---|---|
| Netto in busta | 1.329,85 € | 1.329,85 € |
| TFR e tredicesima | Maturano per ratei | Maturano per ratei |
| Costo extra per l'azienda | 1,40 % in più, cresce coi rinnovi | Nessuno |
| Alla fine del rapporto | Scadenza automatica, NASpI se hai i requisiti | Serve licenziamento o dimissioni |
| Davanti a banche e proprietari | Pesa la scadenza | Pesa la stabilità |
Il caso in cui il confronto si ribalta
Il ragionamento fin qui assume lo stesso lordo, e il contributo addizionale apre uno spiraglio proprio lì: un determinato costa all'azienda l'1,4 per cento in più, quindi a parità di budget aziendale un contratto a termine potrebbe pagare un lordo più alto di quei 22,40 euro al mese, che l'azienda spende comunque. Non è un diritto e nessuna norma lo impone; è un argomento da conoscere quando l'offerta è a termine e la cifra si discute, perché dal lato del datore quella voce nel budget c'è già.
Se hai due offerte davanti, lo strumento le mette in colonna con tutte le voci, lordo compreso.
Cosa serve sapere di sé per decidere
Il confronto non finisce su una risposta perché non può: dipende da quanto vale, per te, la data di scadenza. Tre domande al posto di una conclusione. Quanto in fretta ritroveresti un contratto, nel tuo mestiere e nella tua città? Hai davanti una firma grossa, un affitto o un mutuo, nei prossimi due anni? E il contratto a termine che ti offrono ha una data che ti serve (una stagione, un progetto, un piede in un settore) o è solo la versione revocabile dello stesso lavoro?
Dove lo controlli tu
- La durata e i rinnovi. Sul contratto cerca la data di fine e conta i rinnovi già fatti: i limiti di durata e le condizioni stanno nel decreto legislativo 81/2015, e il conteggio dei rinnovi decide anche il contributo che l'azienda versa.
- La trattenuta. Dividi i contributi del cedolino per il lordo dello stesso mese: 0,0919, con contratto a termine o senza. Se ti hanno detto che «col determinato si paga di più», il tuo cedolino è il documento che smentisce.
- I requisiti NASpI. Sul sito INPS, alla scheda NASpI, controlla le tredici settimane e le altre condizioni prima che il contratto scada; sapere in anticipo se ci rientri cambia il modo in cui negozi il rinnovo, e probabilmente anche quanto sonno ci perdi.
Tre errori su questi due contratti
Cercare la differenza nel netto
Il netto è identico e ogni confronto fatto lì trova zero. La differenza sta nel costo azienda, nella fine del rapporto e nel credito, tre posti che il cedolino non mostra.
Confondere proroga e rinnovo
La proroga allunga lo stesso contratto, il rinnovo ne firma uno nuovo, e le regole (compreso il contributo crescente) trattano i due casi in modo diverso. Sul totale dei mesi possibili contano entrambi, e il conteggio sbagliato lo paga anche l'azienda.
Dare per scontato che la stabilità sia gratis
Questo errore riguarda il meccanismo. Il sistema fa pagare all'azienda la flessibilità con il contributo addizionale e gliene restituisce una parte se stabilizza; quando un'azienda tira sulla cifra di un contratto a termine, una parte della distanza è questa voce che tu non vedi, e va bene saperlo prima di prendere sul personale una trattativa che è anche contabile.
Fonti
- Legge 28 giugno 2012, n. 92, articolo 2, commi 28 e seguenti: contributo addizionale dell'1,4 per cento sui rapporti non a tempo indeterminato e restituzione in caso di trasformazione. Su normattiva.it
- Decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, articolo 3: aumento di 0,5 punti del contributo addizionale a ogni rinnovo. Su normattiva.it
- Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, articoli 19 e seguenti, per durata massima, proroghe e rinnovi del contratto a termine. Su normattiva.it
- INPS, scheda informativa NASpI, per il requisito delle tredici settimane di contribuzione. inps.it
- Il conto dal lordo al netto, svolto nella guida sulla prima busta paga di questo sito.
Nota metodologica. Il netto identico non l'ho dedotto: viene dal conto della guida collegata, dove nessun passaggio dipende dalla durata del contratto. Sono conti miei i 291,20 euro (1,40 per cento di 1.600 per tredici) e i 22,40 al mese. La restituzione del contributo ha condizioni e limiti che qui non elenco; per il caso concreto serve un consulente del lavoro.
Scrive, calcola e sviluppa cashbro da solo. Le buste paga le ha incontrate da imprenditore, dall’altro lato del tavolo: contratti da preparare e cedolini da far quadrare. Non è consulente finanziario né commercialista, e lo dichiara in ogni pagina. Chi scrive
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