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Quanto costa davvero il primo anno di partita IVA: il conto arriva a giugno

Aprire costa zero e per dodici mesi sembra vero. Il conto del primo anno esiste, ha una data precisa, e nessuno te la dice quando apri.

Il casoProfessionista in regime forfettario, prima attività, nessuna cassa di categoria
Incassato nel primo anno18.000 euro, cioè 1.500 al mese
I due documentiLegge 190/2014 e circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026
Cosa resta fuoriArtigiani, commercianti e iscritti a una cassa professionale

Seimilacentosettantasette euro e trentadue centesimi. È quanto versa il 30 giugno 2027, in un giorno solo, chi ha aperto una partita IVA forfettaria a gennaio 2026 e ha incassato 18.000 euro nel primo anno; durante tutto il 2026, invece, ha versato quasi niente. Il primo anno di partita IVA non è economico. È in ritardo, e il ritardo si presenta tutto insieme.

Gennaio 2026. Apri la partita IVA con il modello dell'Agenzia delle entrate, scegli il codice ATECO, dichiari di stare nel regime forfettario. Costo dell'operazione: zero euro. Nessun bollo, nessun diritto, nessuna iscrizione da pagare, almeno finché fai il professionista; artigiani e commercianti hanno una camera di commercio e regole loro.

Il mio primo anno di partita IVA è costato molto più di quello che avevo previsto. Le cifre di quell'anno restano mie; il meccanismo che sorprende è scritto qui sotto, è uguale per tutti, e a differenza mia tu puoi vederlo prima.

Le ipotesi del conto

Cambia una riga e cambiano tutti i risultati. Il percorso resta identico.

  • Attività professionale con coefficiente di redditività al 78 per cento.
  • Prima attività in assoluto, quindi imposta sostitutiva al 5 per cento.
  • Iscrizione alla gestione separata INPS, aliquota 26,07 per cento per il 2026.
  • 18.000 euro incassati fra gennaio e dicembre 2026, senza altri redditi.
  • Nessun versamento volontario in acconto durante il primo anno.

Febbraio: la prima fattura, e l'unica spesa vera dell'anno

Sulla fattura sopra i 77,47 euro va il bollo da due euro. Fine dell'elenco delle uscite fiscali del primo anno, se nessuno ti chiede acconti; è poco credibile, lo so, ed è il motivo per cui questa guida esiste.

Niente IVA in fattura, perché il forfettario non la applica. Niente ritenuta d'acconto. Il cliente ti paga 1.500 euro e sul conto arrivano 1.500 euro, un'esperienza che un dipendente non fa mai; la sensazione di guadagnare bene nasce quasi tutta lì, in quei bonifici pieni.

Dicembre: quanto hai guadagnato davvero?

Non 18.000 euro.

Il fisco forfettario non guarda le tue spese vere: applica al fatturato un coefficiente di redditività che dipende dal codice ATECO, e per le attività professionali vale il 78 per cento. Il tuo reddito imponibile è 18.000 per 78 per cento, cioè 14.040 euro; il 22 per cento restante è la stima forfettaria delle tue spese, che tu le abbia avute o no.

Su quei 14.040 si calcolano due cose diverse, che viaggiano su binari separati e arrivano alla stessa scadenza. L'imposta sostitutiva vale il 5 per cento per i primi cinque anni di una attività davvero nuova, il 15 dal sesto, e qui fa 702,00 euro; i contributi alla gestione separata valgono il 26,07 per cento, cioè 3.660,23 euro, ed è la voce che sorprende, perché è più di cinque volte l'imposta, e perché quando si parla di forfettario si parla sempre del 5 per cento e quasi mai del 26,07.

Il 30 giugno 2027: il giorno del conto

Con la dichiarazione dei redditi arriva tutto insieme, ed è l'ingorgo che nessuno ti annuncia il giorno in cui apri.

Cosa si versa il 30 giugno 2027 sul caso delle ipotesi. Conti svolti a mano sui valori 2026.
VoceCome si ottieneImporto
Saldo imposta sostitutiva 20265,00 % di 14.040,00702,00 €
Primo acconto imposta 202750,00 % di 702,00351,00 €
Saldo contributi 202626,07 % di 14.040,003.660,23 €
Primo acconto contributi 202740,00 % di 3.660,231.464,09 €
tot In un giorno soloLa somma delle quattro righe6.177,32 €

Un terzo di un anno di incassi. In un giorno.

Il 30 novembre 2027 arriva la seconda parte: 351,00 euro di secondo acconto d'imposta più 1.464,09 di contributi, altri 1.815,09 euro. In tutto, fra giugno e novembre, il secondo anno chiede 7.992,41 euro: quello che devi per il primo anno più gli anticipi sul secondo, che lo Stato pretende prima che il secondo anno sia finito.

Gli acconti dell'imposta si dividono in due rate uguali (per i forfettari lo dice l'articolo 58 del decreto legge 124/2019); quelli dei contributi sono l'80 per cento del dovuto, in due rate. Nel primo anno non avevi versato acconti perché si calcolano sull'anno precedente, e un anno precedente non ce l'avevi: il vuoto del 2026 e l'ingorgo del 2027 sono la stessa cosa vista da due lati.

C'è una consolazione, e conviene conoscerla: i contributi versati nel 2027 si dedurranno dal reddito del 2027, quindi il conto dell'anno dopo scende un po'. Di quanto dipende da cosa fatturerai, e non lo può sapere nessuno in anticipo.

Quanto ti resta, alla fine?

Fra imposta e contributi, il primo anno lascia allo Stato 4.362,23 euro su 18.000 incassati, il 24,23 per cento: su un incasso di 1.500 euro al mese restano circa 1.136, prima delle spese vere (il commercialista, il software di fatturazione, gli strumenti di lavoro), che il forfettario non ti fa dedurre perché le ha già stimate nel 22 per cento, mentre un dipendente con 1.600 euro lordi in busta ne porta a casa 1.329,85, con dentro quella trattenuta i contributi già pieni. Confrontare i due numeri a occhio è un errore che si fa di continuo, in tutte e due le direzioni; probabilmente il confronto onesto non esiste, perché nel prezzo della partita IVA c'è anche tutto quello che il contratto da dipendente include e la fattura no, dalle ferie alla malattia.

E c'è un dettaglio previdenziale che quasi nessuno racconta. La gestione separata accredita l'anno intero solo se il reddito raggiunge il minimale, che per il 2026 è 18.808 euro: con 14.040 di imponibile accrediti circa nove mesi sui dodici del calendario. Paghi 3.660,23 euro e sul tuo estratto conto previdenziale l'anno risulta parziale; non è chiaro se questa cosa la sappia anche solo la metà di chi apre.

Dove lo controlli tu

  1. Il coefficiente. Cerca il tuo codice ATECO nell'allegato 4 della legge 190/2014 e leggi la percentuale della tua attività. Il 78 vale per le attività professionali; altri gruppi hanno numeri diversi, dal 40 all'86.
  2. L'aliquota contributiva. Nella circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 c'è la tabella: 26,07 per cento se la gestione separata è la tua unica cassa. Se sei anche dipendente o pensionato scende al 24, e il conto di questa pagina cambia parecchio.
  3. Le scadenze. Sul cassetto fiscale, dopo la prima dichiarazione, gli F24 predisposti riportano ogni rata con il suo codice tributo; le date da segnare sono il 30 giugno e il 30 novembre.

Per sapere quanto mettere da parte man mano che incassi c'è lo strumento sull'accantonamento, e il calendario fiscale tiene le date.

Tre cose che vanno storte il primo anno

Spendere i soldi che sembrano tuoi

I bonifici arrivano pieni e il conto cresce. Se non accantoni ogni mese la quota di imposta e contributi, il 30 giugno ti trova con un numero grosso e un saldo piccolo; su queste ipotesi la quota da mettere via è circa un quarto di ogni incasso, più un margine per gli acconti.

Aspettarsi che qualcuno ti avvisi

Nessuna lettera, nessun promemoria dell'Agenzia. La scadenza del 30 giugno è scritta nelle istruzioni del modello Redditi e basta; il commercialista te la dice se ce l'hai, e il primo anno tanti non ce l'hanno.

Il minimale che lavora contro di te

Questo non dipende da un tuo errore. Sotto i 18.808 euro di reddito, l'anno previdenziale si accredita in proporzione: puoi fare tutto giusto, versare tutto, e trovarti comunque nove mesi accreditati su dodici. Il meccanismo funziona così, e lo scopri solo aprendo l'estratto conto contributivo.

Domande frequenti

Il 5 per cento vale per tutti quelli che aprono?

No. Serve che l'attività sia davvero nuova: niente partita IVA nei tre anni precedenti e niente prosecuzione mascherata di un lavoro che facevi già. Altrimenti si parte dal 15.

E se incasso più di 85.000 euro?

Sopra quella soglia il forfettario si perde; oltre i 100.000 l'uscita è immediata, nello stesso anno. Con numeri vicini al confine serve un commercialista, e serve prima di dicembre.

I contributi posso rateizzarli?

Il saldo e gli acconti da dichiarazione si possono rateizzare con gli interessi previsti dalle regole del modello Redditi. Le condizioni esatte stanno nelle istruzioni dell'anno in corso.

Fonti

  1. Legge 23 dicembre 2014, n. 190, articolo 1, commi da 54 a 89 e allegato 4: requisiti del forfettario, coefficienti di redditività, imposta al 5 per cento per le nuove attività (comma 65). Testo vigente su normattiva.it
  2. INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026: aliquote della gestione separata per il 2026, 26,07 per cento per i professionisti senza altra copertura, minimale 18.808 euro, massimale 122.295. inps.it
  3. Decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124, articolo 58: acconti in due rate di pari importo per i contribuenti forfettari. Su normattiva.it
  4. DPR 26 ottobre 1972, n. 642, per il bollo da 2 euro sulle fatture sopra 77,47 euro. Su normattiva.it
  5. Il conto del dipendente con cui confronto, svolto nella guida sulla prima busta paga di questo sito.

Nota metodologica. Aliquote, coefficiente, minimale e regole degli acconti vengono dai documenti in fonte, aperti il 21 agosto 2026; i 18.000 euro incassati sono un'ipotesi mia, e tutti gli importi in euro della tabella sono conti miei, rifatti due volte. L'accredito di circa nove mesi è 14.040 diviso 18.808, per dodici.

Chi ha scritto questa guida Giovanni Arena

Scrive, calcola e sviluppa cashbro da solo. Le buste paga le ha incontrate da imprenditore, dall’altro lato del tavolo: contratti da preparare e cedolini da far quadrare. Non è consulente finanziario né commercialista, e lo dichiara in ogni pagina. Chi scrive

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Contenuto informativo a carattere divulgativo. Non costituisce consulenza fiscale, del lavoro o finanziaria, né una raccomandazione personalizzata. Per la tua situazione specifica rivolgiti al tuo ufficio del personale, a un consulente del lavoro o a un professionista abilitato.