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Spese fisseLivello base6 min

Quanto costano davvero gli abbonamenti, se li guardi su dodici mesi

Il canone si muove da solo e quasi sempre lo scopri dall'addebito. Su quando può muoversi, e di quanto, la legge dice più di quanto sembri.

Il documentoIl tuo estratto conto degli ultimi tre mesi
Le cifre dell'esempioIpotesi mie, non il listino di nessuno
Il dato non mio85,30 euro, costo medio di un conto corrente
Cosa resta fuoriRate e finanziamenti, che hanno una scadenza

Tre abbonamenti da nove, undici e diciotto euro al mese fanno 456,00 euro in dodici mesi. Aggiungi il conto corrente, che costa in media 85,30 euro l'anno, e arrivi a 541,30: il 41 per cento di una busta paga netta da 1.600 euro lordi. Il conto lo fai in due minuti.

Nove euro al mese non li discute nessuno; su dodici mesi diventano centootto, che è una cifra su cui una discussione la faresti.

Le ipotesi dell'esempio

Sostituisci gli importi con i tuoi e i passaggi restano identici.

  • Tre abbonamenti soli, streaming video, streaming musica e palestra.
  • Nove, undici e diciotto euro al mese. Sono ipotesi mie e non il prezzo di nessun servizio reale.
  • Un anno di dodici mensilità piene allo stesso prezzo. È una convenzione, e serve a mettere sulla stessa riga un canone mensile e una quota annuale.
  • Categorie e non marchi, perché un prezzo con un nome sopra sembra un listino e invecchia da solo.
  • Il canone del conto è il dato Banca d'Italia sui conti delle famiglie.

Il conto, riga per riga

Apri l'estratto conto degli ultimi tre mesi e cerca gli addebiti che si ripetono identici al centesimo.

Le prime tre righe sono ipotesi di esempio. Il costo del conto è il dato Banca d'Italia sul 2024.
VoceAl meseIn dodici mesi
Streaming video9,00 €108,00 €
Streaming musica11,00 €132,00 €
Palestra18,00 €216,00 €
sub2 Totale abbonamenti38,00 €456,00 €
Conto corrente, costo medio di gestione7,11 €85,30 €
tot Quanto esce in un anno45,11 €541,30 €

Un numero qui è arrotondato e conviene dirlo. Gli 85,30 euro sono un dato annuo: diviso dodici fa 7,108, che ho scritto 7,11, e rimoltiplicato darebbe 85,32. La colonna a destra è quella dove i numeri tornano esatti.

Perché il conto corrente entra in questa tabella?

Esce da solo ogni mese, come le altre voci, e dopo la firma non lo decide più nessuno.

La media di 85,30 euro tiene insieme tre conti che si comportano in modo diverso: 101,10 euro per uno tradizionale, 30,60 per uno online, 71,60 per uno postale. Fra il primo e il secondo ballano 70,50 euro l'anno, probabilmente la voce che pesa di più fra tutte quelle che stai contando; qui uso la media perché è il numero onesto quando non so in quale delle tre categorie stai, e da che parte stai tu lo trovi qui.

Il numero da mettere in tabella è la spesa complessiva dell'anno, scritta sul documento di sintesi che la banca manda una volta all'anno, con dentro le commissioni che hai pagato davvero.

Quanto spendono gli altri?

Non si sa, e l'ho scoperto cercandolo.

L'ISTAT pubblica le divisioni di spesa delle famiglie, dove «informazione e comunicazione» vale 72,03 euro al mese e «ricreazione, sport e cultura» 104,96; dentro quelle due voci ci sta di tutto, e non mi è chiaro se un abbonamento allo streaming finisca nella prima o nella seconda. L'AGCOM conta gli utenti unici delle piattaforme video a pagamento, quindici milioni e ottocentomila a dicembre 2025, che sono persone entrate su un'app e non abbonamenti sottoscritti.

Un metro pubblico su questa spesa non esiste, quindi se leggi da qualche parte quanto spende in media un italiano di abbonamenti, quel numero se l'è costruito chi lo scrive.

Quando il prezzo cambia, cosa puoi fare

Il canone si muove, e quasi sempre te ne accorgi dall'addebito. Su questo la legge italiana dice tre cose, e la terza è di quest'anno.

Il termine per disdire non può essere lunghissimo. Lo dice il codice del consumo all'articolo 33 comma 2 lettera i): si presume vessatoria fino a prova contraria la clausola che stabilisce «un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per comunicare la disdetta al fine di evitare la tacita proroga o rinnovazione». Vessatoria vuol dire nulla: cade la clausola, il contratto resta in piedi.

Un numero di giorni la norma non lo scrive, ed è il limite vero della tutela.

Il prezzo te lo devono dire prima e per intero. L'articolo 49 comma 1 lettera e) obbliga chi vende a distanza a indicare il prezzo totale, e precisa che nei contratti con abbonamento «il prezzo totale include i costi totali per periodo di fatturazione»; la lettera q) chiede, per i contratti a rinnovo automatico, «le condizioni per recedere dal contratto». Sono informazioni che fanno parte integrante del contratto, e la prova di avertele date sta a chi vende.

La terza è entrata in vigore a giugno. Il decreto legislativo 209 del 31 dicembre 2025 ha aggiunto al codice del consumo l'articolo 54-bis: chi vende tramite un'interfaccia online deve mettere a disposizione una funzione di recesso, indicata «in modo facilmente leggibile con le parole: «recedere dal contratto qui»», ben visibile e accessibile per tutto il periodo in cui il diritto si può esercitare.

Si applica dal 19 giugno 2026 e solo ai contratti conclusi dopo quella data, quindi se hai firmato prima quel bottone può non esserci. Da quel che ho capito il fornitore non deve aggiungerlo ai rapporti già in corso, ma su questo punto non sono sicuro: la norma è di sei settimane fa e nessuno l'ha ancora messa alla prova.

E se è telefono, internet o televisione a pagamento?

Allora hai qualcosa in più, perché ai servizi di comunicazione elettronica si aggiunge una disciplina di settore che alla palestra non arriva.

Quando l'operatore modifica le condizioni deve informarti con almeno trenta giorni di preavviso, e tu hai sessanta giorni dalla comunicazione per recedere «senza incorrere in alcuna penale né ulteriore costo di disattivazione»: articolo 98-septies decies, comma 5, del codice delle comunicazioni elettroniche. Lo stesso articolo obbliga gli operatori ad avere fra le offerte commerciali almeno una con durata massima iniziale di dodici mesi.

Il decreto Bersani, all'articolo 1 comma 3, vieta «vincoli temporali o ritardi non giustificati» e «spese non giustificate da costi dell'operatore», e fissa a trenta giorni il preavviso massimo che ti possono chiedere. Il comma 3-bis è quello che uso di più: le modalità per recedere «devono essere semplici e di immediata attivazione e devono seguire le medesime forme utilizzabili al momento dell'attivazione». Ti sei abbonato con tre clic e per disdire ti chiedono una raccomandata? Quella richiesta non sta in piedi.

Sui contratti con il canone agganciato all'inflazione, il regolamento allegato alla delibera AGCOM 307/23/CONS prevede che il primo adeguamento non arrivi prima di dodici mesi dall'adesione, e che sopra il 5 per cento del canone tu possa passare a un'offerta analoga non indicizzata senza costi. L'indice non è quello generale che leggi sui giornali: è il FOI al netto dei tabacchi, che si muove diversamente e in un anno storto cambia il risultato.

Dove lo controlli tu

Tre gesti, tutti dal telefono.

  1. L'estratto conto. Filtra gli ultimi novanta giorni e ordina per importo. Gli addebiti ricorrenti si riconoscono perché la cifra si ripete identica.
  2. Il documento di sintesi del conto. Cerca la voce con la spesa complessiva sostenuta nell'anno.
  3. La mail del rincaro. Cerca nella posta, anche nello spam, le comunicazioni degli ultimi dodici mesi che contengono «modifica» o «variazione». Se ne trovi una recente e il servizio è telefonia, internet o televisione a pagamento, guarda la data: i sessanta giorni corrono da lì.

Il conto sui tuoi importi lo fa lo strumento, senza che i numeri escano dal telefono. Se fra le voci ricorrenti ti ritrovi una rata, quella ha una fine e si conta in un altro modo.

Due cose che vanno storte

Il rincaro arriva in una mail che non apri

Un euro in più al mese sono dodici euro l'anno, e il totale di questa pagina passa da 541,30 a 553,30. La cifra non è il danno: il danno è che il termine per uscire senza costi comincia a correre dal giorno della comunicazione, e quel giorno tu stavi facendo altro.

Il canone non è tutto quello che paghi

Lo streaming col piano base costa una cifra, con lo schermo in più un'altra; la palestra ha la quota di iscrizione, che non è il canone; il conto ha il canone e poi le commissioni, che nel 2024 hanno pesato più del canone stesso. Il numero da mettere in tabella resta quello uscito dal conto, con dentro tutte le voci accessorie.

Fonti

  1. Banca d'Italia, «Indagine sul costo dei conti correnti nel 2024», n. 15 del 2025, pubblicata il 15 dicembre 2025. Spesa media ponderata 85,3 euro, conto tradizionale 101,1, online 30,6, postale 71,6. bancaditalia.it
  2. Codice del consumo, D.Lgs. 206/2005, articolo 33 comma 2 lettera i), articolo 49 comma 1 lettere e) e q), articolo 54-bis. Testo vigente consultato il 12 agosto 2026 su normattiva.it
  3. D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 209, che introduce l'articolo 54-bis. Si applica dal 19 giugno 2026 e ai contratti conclusi dopo quella data. Su normattiva.it
  4. Codice delle comunicazioni elettroniche, D.Lgs. 259/2003, articolo 98-septies decies commi 1 e 5, testo in vigore dal 28 aprile 2024. Su normattiva.it
  5. D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla legge 40/2007, articolo 1 commi 3 e 3-bis. Su normattiva.it
  6. AGCOM, delibera n. 307/23/CONS del 5 dicembre 2023, allegato B, articolo 8-quater, per la soglia del 5 per cento e l'indice FOI al netto dei tabacchi. agcom.it
  7. ISTAT, «Le spese per i consumi delle famiglie, anno 2024», 7 ottobre 2025. istat.it
  8. AGCOM, Osservatorio sulle comunicazioni n. 1/2026, 14 maggio 2026. agcom.it
  9. Il tuo estratto conto e il tuo documento di sintesi.

Nota metodologica. Nove, undici e diciotto euro sono ipotesi mie. Gli 85,30 euro no: quelli sono il dato Banca d'Italia sul 2024, scelti al posto del canone di sei euro al mese che questa pagina usava prima e che non coincideva con nessuna rilevazione pubblicata. Cercavo una media italiana di spesa in abbonamenti per darti un termine di paragone. Non esiste; la sezione che lo dice è nata da lì. Su questa materia non ho un'esperienza diretta da raccontarti.

Chi ha scritto questa guida Giovanni Arena

Scrive, calcola e sviluppa cashbro da solo. Le buste paga le ha incontrate da imprenditore, dall’altro lato del tavolo: contratti da preparare e cedolini da far quadrare. Non è consulente finanziario né commercialista, e lo dichiara in ogni pagina. Chi scrive

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