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RisparmioLivello base8 min

Quanti mesi di spese servono da parte: il conto, invece della regola

La regola la conoscono tutti e nessuno sa da dove viene. Il numero che la sostituisce sta sul tuo estratto conto contributivo, e si legge in cinque minuti.

Il casoDipendente privato, 1.600 euro lordi su tredici mensilità
Il documentoCircolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026
Le spese di base dell'esempio850 euro al mese, ipotesi mia
Cosa resta fuoriAutonomi e collaboratori, che hanno tutele diverse

Tre mesi di spese, dicono. Oppure sei. Su 850 euro di spese di base fanno 2.550 o 5.100 euro, e la differenza fra le due cifre è più di due anni di accantonamento: strano che una forbice così larga circoli senza che nessuno spieghi da dove esce. Il numero che si può calcolare davvero è un altro, e parte da quanto ti arriva se il lavoro si ferma: su 1.600 euro lordi la NASpI vale 1.161,36 euro al mese, per un numero di mesi che dipende da quanto hai già lavorato.

Il fondo di emergenza è l'unica cosa di finanza personale su cui sono tutti d'accordo, il che di solito è un buon motivo per andare a vedere.

Tre mesi, sei mesi: chi l'ha detto?

Ho cercato una fonte istituzionale italiana che fissi quel numero e non l'ho trovata.

Sul portale di alfabetizzazione finanziaria della Banca d'Italia una cifra c'è, ed è una sola: un fondo di emergenza, da costruirsi anche poco alla volta, dovrebbe assicurare risorse almeno pari a quanto spendiamo in un mese. Il portale la attribuisce alla direttrice del Comitato che se ne occupa, e non la presenta come una cosa che la Banca d'Italia raccomanda; è un minimo, non un intervallo. Il portale nazionale di educazione finanziaria, che sarebbe il posto naturale dove cercare, ha cambiato indirizzo e le sue pagine tematiche non rispondono più.

Il tre-sei mesi, insomma, arriva da fuori. Non è per questo sbagliato, ed è il tipo di convenzione che aiuta chi parte da zero. Una convenzione presentata come regola, però, smette di essere discussa, e questa in particolare ignora la cosa che in Italia cambia di più il risultato: quanto dura l'ammortizzatore sociale a cui hai diritto.

Quello si calcola.

Il conto, riga per riga

Le ipotesi del conto

Cambia una riga e cambia il risultato. Il percorso resta lo stesso.

  • Dipendente del settore privato, 1.600,00 euro lordi al mese su tredici mensilità.
  • Quattro anni di contribuzione piena alle spalle, senza interruzioni.
  • Cessazione involontaria del rapporto, quindi diritto alla NASpI.
  • Spese di base per 850,00 euro al mese, quelle che continuano anche in un mese difficile.
  • Valori 2026, che a gennaio si rivalutano.

La NASpI non si calcola sullo stipendio del mese. Si calcola sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, divisa per le settimane di contribuzione e moltiplicata per 4,33: su 1.600,00 euro per tredici mensilità fanno 20.800,00 euro l'anno, cioè 400,00 a settimana, cioè una retribuzione di riferimento di 1.732,00 euro. Più alta del lordo mensile, perché la tredicesima ci entra dentro spalmata.

Su quel numero si applicano due percentuali diverse, e il punto in cui cambiano è la parte che sorprende.

Fino a una soglia, che per il 2026 la circolare INPS fissa a 1.456,72 euro, la NASpI vale il 75 per cento: sono 1.092,54 euro. Sulla parte eccedente vale solo il 25 per cento: 1.732,00 meno 1.456,72 fa 275,28 euro, il cui quarto è 68,82. Totale 1.161,36 euro al mese, lordi, sotto il massimale di 1.584,70 previsto per quest'anno.

Rispetto ai 1.600,00 euro di prima mancano 438,64 euro, cioè il 27,42 per cento. E il tasso di copertura peggiora man mano che lo stipendio sale, perché oltre la soglia entra in gioco quel quarto: è una scala che si appiattisce, come un rubinetto che oltre un certo punto non aumenta più la portata per quanto giri.

Va aggiunto che quei 1.161,36 sono lordi. La NASpI non paga contributi ma paga l'IRPEF, ed è tassata come lo stipendio che sostituisce; le detrazioni l'INPS le riconosce se richieste, e chi non le chiede subisce ritenute più alte per tutta la durata, recuperando l'anno dopo con la dichiarazione. Cioè proprio quando la cassa manca.

Quanto venga netta al mese qui non c'è, perché dipende da quanti mesi dura e dagli altri redditi dell'anno; un numero secco sarebbe probabilmente più preciso che vero.

Per quanti mesi arriva

La durata è una frase sola di legge: un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni.

Durata della NASpI in funzione delle settimane contributive nei quattro anni precedenti. Conversione in mesi con il coefficiente 4,33, conto mio.
Settimane lavorate negli ultimi quattro anniSettimane di NASpIMesi, circa
26, cioè sei mesi133
52, cioè un anno266
104, cioè due anni5212
tot 208, cioè quattro anni pieni10424

Il tetto dei ventiquattro mesi che si legge dappertutto non sta scritto in nessuna norma: è aritmetica. Quattro anni fanno al massimo 208 settimane, la metà è 104, e 104 settimane sono circa due anni. Il tetto esplicito che il legislatore aveva scritto, 78 settimane, è stato soppresso prima ancora di entrare in vigore, e la circolare INPS del 2015 che tutti citano lo riporta ancora come se ci fosse.

Dal sesto mese l'importo cala del 3 per cento ogni mese, dall'ottavo per chi ha compiuto cinquantacinque anni alla data della domanda.

Perché i primi giorni non arriva niente?

Qui c'è il numero che cambia la dimensione del fondo, e la ragione sta nel testo della legge invece che nella lentezza di qualcuno.

La NASpI spetta dall'ottavo giorno successivo alla cessazione. I primi sette non sono indennizzati e non lo saranno mai, per quanto tu sia veloce.

E c'è una trappola più cara, che nasce dal fatto che i termini sono due e quello famoso è quello sbagliato. Il termine per presentare la domanda è di sessantotto giorni, ed è quello che tutti conoscono. Ma la prestazione decorre dall'ottavo giorno solo se la domanda è presentata entro l'ottavo giorno; presentata dopo, decorre dal giorno successivo alla domanda. Chi manda la pratica al quarantesimo giorno è perfettamente nei termini, non perde il diritto, e ha perso trentatré giorni di indennità. I sessantotto giorni servono a non perdere il diritto; l'ottavo giorno serve a non perdere i soldi.

Nel caso del licenziamento per giusta causa la decorrenza slitta al trentottesimo giorno.

Poi c'è il tempo che l'INPS impiega, e qui il dato ufficiale c'è ma risponde a un'altra domanda. Nel 2024 l'85,8 per cento delle domande NASpI è stato accolto entro quindici giorni e il 93,8 per cento entro trenta; oltre i centoventi giorni sono rimaste 13.542 persone. Sono numeri buoni, e molto migliori dell'anno prima. Solo che misurano quando la domanda viene accolta, mentre il bonifico è un'altra cosa; e il cronometro parte dalla domanda completa in tutte le sue parti, mica da quando premi invio. Quanti giorni passino fra il sì e il pagamento non risulta pubblicato da nessuna parte: per la cassa integrazione e per il fondo che la sostituisce l'INPS pubblica tempi medi in giorni, per la NASpI solo fasce percentuali. L'ho cercato per un pomeriggio e non l'ho trovato; forse sta in un documento che non ho aperto, ma nei posti dove dovrebbe stare non c'è.

Quindi quanto serve da parte

Il fondo non deve coprire la disoccupazione. Deve coprire due cose diverse, e confonderle è il motivo per cui sembra sempre insufficiente.

La prima è il buco iniziale. Fra l'ultimo stipendio e il primo accredito ci sono i sette giorni non indennizzati per legge, i giorni che passano prima che tu presenti la domanda e il tempo di lavorazione. Un mese di spese di base, 850,00 euro, è il minimo che copre quel tratto: è esattamente la cifra che la Banca d'Italia indica, e probabilmente non è una coincidenza.

La seconda è quello che viene dopo. Con 1.161,36 euro lordi al mese contro 850,00 di spese di base, durante la NASpI il conto regge, anzi regge con un margine che l'IRPEF assottiglia ma non azzera. Il problema comincia il mese in cui finisce. Chi ha lavorato un anno ha sei mesi di indennità e poi zero, e se in quel momento non ha ritrovato un contratto il fondo diventa l'unica cosa che c'è.

Da cui il conto, che è una somma di due addendi invece che una regola:

un mese di spese, più i mesi che vuoi coprire dopo la fine della NASpI.

Il primo addendo è fisso. Il secondo lo decidi tu, e su quanto sia probabile aver bisogno di quei mesi l'unico dato ufficiale è di quelli che vanno maneggiati con cura: nel primo trimestre 2026 il 46,2 per cento delle persone in cerca di lavoro cercava da almeno dodici mesi, 630 mila persone. Misura da quanto cercano quelli che stanno ancora cercando, mentre il tempo medio per ritrovare un lavoro è un'altra cosa; e per i giovani un dato specifico non c'è.

Dove lo controlli tu

  1. Le tue settimane. Sul sito INPS, nell'estratto conto contributivo, sono elencate le settimane accreditate anno per anno. Sommale sugli ultimi quattro e dividi per due: quello è il numero di settimane di NASpI a cui avresti diritto oggi.
  2. La tua retribuzione di riferimento. Prendi l'imponibile previdenziale degli ultimi quattro anni dai cedolini o dalle Certificazioni Uniche, dividi per le settimane e moltiplica per 4,33. Poi applica le due percentuali, con la soglia dell'anno in corso.
  3. Le spese di base. Dodici mesi di estratto conto, e tieni solo quello che continuerebbe anche in un mese senza stipendio: casa, utenze, trasporti, cibo, rate in corso. Quante mensilità copri con quello che hai già lo calcola lo strumento, per capire da quale margine parti c'è il conto sul fine mese, e se fra le spese di base c'è un affitto il suo costo vero sta nella guida sul canone.

Due errori sul fondo di emergenza

Contarlo sullo stipendio invece che sulle spese

Tre mesi di stipendio e tre mesi di spese sono due cifre diverse, e la seconda è quella che serve: sul caso tipo il netto è 1.329,85 euro e le spese di base dell'ipotesi sono 850,00, quindi ragionare sullo stipendio gonfia l'obiettivo di quasi il sessanta per cento e lo rende inutilmente scoraggiante.

Usarlo per le spese che tornano ogni anno

Questo errore è del meccanismo più che di chi lo fa. La polizza, il dentista rimandato e il regalo grosso non sono imprevisti: sono spese certe con la data mobile, e vanno nella quota mensile delle spese annuali, dove il fondo non c'entra. Un fondo che si svuota tre volte l'anno non è troppo piccolo: sta pagando le bollette sbagliate.

Fonti

  1. INPS, circolare n. 4 del 28 gennaio 2026, paragrafo 6: retribuzione di riferimento per la NASpI pari a 1.456,72 euro per il 2026 e importo massimo mensile di 1.584,70 euro. inps.it
  2. INPS, circolare n. 25 del 29 gennaio 2025, paragrafo 6, per i valori 2025 del confronto: 1.436,61 e 1.562,82 euro. inps.it
  3. D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 22, testo vigente: articolo 3 per i requisiti, articolo 4 commi 1, 2, 3 e 4 per il calcolo, la riduzione dal sesto mese e l'esenzione dal prelievo contributivo, articolo 5 per la durata, articolo 6 per i sessantotto giorni e per la decorrenza dall'ottavo giorno. normattiva.it
  4. INPS, circolare n. 94 del 12 maggio 2015, paragrafo 6, sul regime fiscale: ritenute IRPEF, detrazioni riconosciute se richieste, conguaglio e Certificazione Unica. servizi2.inps.it
  5. INPS, scheda di servizio «NASpI: indennità mensile di disoccupazione», per la decorrenza dal trentottesimo giorno nel licenziamento per giusta causa. inps.it
  6. INPS, Rendiconto sociale 2024, tavola sui tempi di accoglimento della NASpI, riga Italia: 85,8 per cento entro quindici giorni, 93,8 entro trenta, 13.542 domande oltre centoventi giorni. Elaborazione della Segreteria del Consiglio di indirizzo e vigilanza. inps.it
  7. INPS, Carta dei servizi, sezione «Tempi di lavorazione»: termine ordinario di trenta giorni e decorrenza dalla domanda completa in tutte le sue parti. inps.it
  8. Banca d'Italia, «L'economia per tutti», scheda sulla prevenzione e gli shock finanziari, 15 febbraio 2021, per l'indicazione di risorse almeno pari a un mese di spesa. economiapertutti.bancaditalia.it
  9. ISTAT, «Il mercato del lavoro, primo trimestre 2026», 12 giugno 2026: 46,2 per cento di persone in cerca da almeno dodici mesi, pari a 630 mila. istat.it
  10. Il tuo estratto conto contributivo e le tue Certificazioni Uniche, che non sono documenti pubblici.

Nota metodologica. Soglia e massimale vengono dalla circolare INPS. Il resto, dai 1.732,00 euro di riferimento ai 1.161,36 di NASpI, sono conti miei sulle ipotesi del riquadro, rifatti due volte. Su questo argomento un'esperienza da raccontarti non ce l'ho, e quello che leggi esce dai documenti e dai conti. Il tempo fra il sì dell'INPS e il primo bonifico non risulta pubblicato: l'ho scritto dove serviva invece di stimarlo.

Chi ha scritto questa guida Giovanni Arena

Scrive, calcola e sviluppa cashbro da solo. Le buste paga le ha incontrate da imprenditore, dall’altro lato del tavolo: contratti da preparare e cedolini da far quadrare. Non è consulente finanziario né commercialista, e lo dichiara in ogni pagina. Chi scrive

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