Home/Strumenti/Fondo di emergenza
STR/04RisparmioGratis
Fondo di emergenza
Un fondo di emergenza non si misura in euro, si misura in mesi. Scrivi le spese fisse di un mese e quello che hai da parte: vedi quanti mesi copri e quanto manca all’obiettivo che scegli tu.
La domanda vera non è quanto hai da parte, ma per quanto tempo puoi pagare le spese che continuano ad arrivare se il reddito si ferma. Questo strumento traduce i tuoi euro in mesi, sceglie l’obiettivo insieme a te e ti dice quanto manca. Il numero di mesi giusto non lo decide una legge: lo decidi tu, e qui sotto spiego su cosa.
Il calcolo
Questo strumento fa il conto dentro il tuo browser: con JavaScript disattivato non può funzionare. I cinque passaggi sono scritti qui sotto in chiaro e si rifanno con una calcolatrice in un minuto; per capire quanto pesano le spese che tornano ogni mese c’è la guida sul costo annuo degli abbonamenti.
Come si calcola
Sono cinque passaggi e il primo è quello che sbaglia quasi tutti: la lista delle spese fisse non è la lista di quanto spendi, è la lista di quanto continua a uscire quando non entra niente.
- Le spese fisse di un mese. Affitto o rata, utenze, spesa alimentare, trasporti, assicurazioni, rate già firmate. Il minimo per restare in piedi, non il tenore di vita.
- Quello che hai davvero da parte. Contano i soldi che puoi prelevare oggi. Un investimento da vendere, un prestito fatto a un amico o il TFR accantonato non sono un fondo di emergenza.
- I mesi coperti. Il secondo numero diviso il primo. Con 900 euro di spese fisse e 1.500 euro da parte fanno 1,7 mesi: è la risposta alla domanda per quanto tempo reggo.
- L’obiettivo in euro. Le spese fisse moltiplicate per il numero di mesi che hai scelto. Cambiando i mesi cambia il traguardo, non il punto in cui sei.
- Quanto manca, e in quanto tempo. Obiettivo meno quello che hai, mai sotto zero. Diviso quello che riesci a versare ogni mese, dà i mesi che ti separano dal traguardo.
Su cosa è costruito
Le ipotesi, dichiarate
- Le spese fisse restano costanti per tutta la durata del piano e sono quelle di un mese normale.
- Il conto è in euro di oggi: niente interessi, niente rendimenti, niente inflazione. Il fondo non cresce da solo.
- L’obiettivo in mesi lo scegli tu. L’intervallo fra tre e sei mesi è l’ordine di grandezza più citato nella letteratura di educazione finanziaria: è una convenzione, non una regola di legge.
- Il versamento proposto è una convenzione mia: un quarto di quello che manca, arrotondato a 10 euro e mai sotto i 10 euro al mese, messo via tutti i mesi senza saltarne uno.
- Nessuna ipotesi su dove tieni i soldi. Il conto è identico in qualunque forma li tieni, a una condizione: che siano disponibili subito.
Cosa non è compreso
Occhio a
Il conto non comprende le entrate che potrebbero arrivare comunque, come tredicesima, ammortizzatori sociali o aiuti della famiglia; le spese variabili, che in un mese difficile si comprimono; i debiti già in corso, che vanno guardati insieme al fondo e non dopo; l’imprevisto grande e raro, che ha una taglia sua e non si misura in mesi di spese. E non ti dice se puoi permetterti di mettere da parte quella cifra ogni mese: quello lo sai solo tu, guardando cosa avanza a fine mese. Questo strumento non consiglia dove tenere i soldi e non nomina nessun prodotto: sarebbe una raccomandazione, e io non le faccio.
Domande frequenti
Tre mesi o sei mesi?
Dipende da due cose che il calcolatore non può sapere: quanto è stabile il reddito e chi altro ci vive sopra. Un contratto a termine, una partita IVA, un lavoro stagionale o un solo reddito che mantiene una famiglia spingono verso l’alto. Due redditi stabili in casa e nessuno a carico spingono verso il basso. L’intervallo fra tre e sei mesi è un ordine di grandezza per farti partire, non una soglia da rispettare.
Quali spese metto dentro?
Solo quelle che continuano ad arrivare anche in un mese in cui non guadagni: casa, utenze, cibo, trasporti per andare a lavorare, assicurazioni obbligatorie, rate già firmate. Fuori tutto il resto. Se metti dentro anche le cene fuori e le vacanze, il fondo diventa enorme, l’obiettivo irraggiungibile e la voglia di cominciare sparisce.
Il fondo di emergenza lo devo investire?
La definizione stessa dice di no. Perché un fondo faccia il suo lavoro deve essere liquido e disponibile subito, e l’emergenza non aspetta i tempi di un disinvestimento né sceglie un momento in cui i mercati sono al massimo. È anche il motivo per cui, senza, il primo imprevisto ti costringe a vendere nel momento peggiore. Dove tenerli non te lo dico: non è materia di questo sito e non sono abilitato a consigliartelo.
I miei numeri dove finiscono?
No. Il calcolo gira dentro il tuo browser: quello che scrivi non viene inviato da nessuna parte, non viene salvato e non lascia il dispositivo.
Nota metodologica. Questo strumento non poggia su una norma, e per questo in fondo non trovi l’elenco delle fonti che c’è negli altri: nessuna legge stabilisce quanto debba essere grande un fondo di emergenza. L’intervallo fra tre e sei mesi di spese fisse è la convenzione più diffusa nei materiali di educazione finanziaria, ripetuta talmente spesso da passare per regola. Non lo è: è un ordine di grandezza, e chi te la racconta come una soglia obbligatoria ti sta vendendo qualcosa. Anche il piano di versamento, un quarto di quello che manca arrotondato a 10 euro e mai sotto i 10 euro al mese, è una convenzione mia: l’ho scelta perché dà una cifra tonda e un traguardo a vista, e va sostituita con quello che riesci davvero a mettere via. Il metodo con cui costruisco e verifico i conti sta nella Metodologia; se trovi un errore, scrivimi a reclami@cashbro.it.
Gli altri strumenti
Contenuto informativo a carattere divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale, né una raccomandazione personalizzata. Le scelte su quanto risparmiare e dove tenere i soldi dipendono dalla tua situazione: se hai bisogno di un parere, rivolgiti a un professionista abilitato.