Con la circolare n. 6 del 30 gennaio 2026 l'INPS ha pubblicato i valori con cui si calcolano i contributi quest'anno. Su una busta paga da 1.600 euro lordi l'effetto è zero euro: la trattenuta a tuo carico resta 147,04, uguale al 2025. I numeri che si sono mossi stanno tutti ai bordi, e la persona per cui cambiano davvero qualcosa ci guadagna 7,76 euro l'anno.
Immagina una stanza con un pavimento e un soffitto. Al centro puoi muoverti come vuoi e non succede niente; se scendi troppo in basso o sali troppo in alto, le regole cambiano. I contributi funzionano così, e la circolare di gennaio sposta ogni anno il pavimento e il soffitto senza toccare nulla in mezzo.
Comincio dal basso.
Il pavimento: sotto 1.511,38 euro lordi al mese la trattenuta smette di scendere
Il minimale di retribuzione giornaliera per il 2026 è di 58,13 euro. Vale come base minima di calcolo dei contributi, anche quando hai preso meno, e con il salario minimo o con quello che l'azienda ti deve pagare c'entra poco.
Portato al mese, su ventisei giornate retribuibili, fa 1.511,38 euro lordi. Sotto quella soglia i contributi restano calcolati su quel pavimento, e non su quello che hai davvero incassato.
Il conto è mio.
La convenzione delle ventisei giornate è quella della settimana corta; con un criterio diverso il pavimento mensile viene diverso, e su questo non sono sicuro che tutti i consulenti userebbero lo stesso numero. Nel 2025 la stessa cifra era 1.490,32 euro, quindi il pavimento si è alzato di 21,06 euro al mese, ed è l'unica riga della circolare che tocca chi ha un part time corto, un contratto che parte a metà mese o un periodo di aspettativa non retribuita in mezzo.
Il soffitto, e il gradino che sta poco sotto
Salendo, le regole diventano due e vanno in direzioni opposte.
Il massimale annuo della base contributiva arriva a 122.295 euro: oltre quella cifra i contributi non si calcolano più. Un tetto vero.
Poco sotto c'è invece un gradino che sale. Sulla parte di retribuzione che supera i 56.224 euro l'anno, cioè 4.685 al mese, si applica un'aliquota aggiuntiva dell'1 per cento, che porta la quota a carico del lavoratore al 10,19 per cento su quella parte soltanto.
L'unico effetto in euro di tutta la circolare sta in quel gradino. Nel 2025 la soglia stava 776 euro più in basso, a 55.448: alzandosi, la fetta su cui si paga l'1 per cento si è ristretta esattamente di quei 776 euro, e l'1 per cento di 776 fa 7,76 euro l'anno. Chi guadagna 65.000 euro lordi nel 2025 versava 95,52 euro di aliquota aggiuntiva, quest'anno ne versa 87,76.
Sette euro e settantasei centesimi. Forse non valeva un titolo, ma meglio saperlo che leggere «cambiano i valori contributivi» e restare con l'impressione che sia successo qualcosa di grosso.
E in mezzo, dove sta quasi tutto il mondo, cosa cambia?
Fra il pavimento e il gradino c'è una fascia larghissima, e ci sta dentro quasi tutti, credo la gran parte dei dipendenti privati sotto i cinquantamila lordi. Lì l'aliquota a carico del lavoratore è il 9,19 per cento. La stessa dell'anno scorso, e la stessa dell'anno prima.
Nel cedolino la riga dei contributi è una sola, ma il conto è a due teste: dell'aliquota complessiva del 33 per cento che finisce all'INPS a tuo nome, 23,81 punti li versa l'azienda e 9,19 li paghi tu, e nella busta paga compare solo la seconda quota.
Quelle buste paga le ho preparate dall'altro lato del tavolo, e la domanda che mi hanno fatto più spesso riguardava proprio quella riga. Quello che leggi in busta è il 27,85 per cento di quello che si versa all'INPS per te; il resto non compare da nessuna parte del foglio che ti danno.
Lo so che detto così sembra una furbizia. Non lo è: sta scritto in una circolare pubblica e chiunque può aprirla. Ma la domanda «quanto guadagni» continua a essere fatta su un numero solo, e quel numero non è nessuno dei due.
Chi ha deciso questi numeri?
Nessuno. Massimale e soglia si rivalutano con la variazione ISTAT dei prezzi, che per il 2026 è stata dell'1,4 per cento: 120.607 per 1,014 fa 122.295, e 55.448 per 1,014 fa 56.224. Il minimale è il 9,5 per cento del trattamento minimo di pensione, 611,85 euro.
Dove lo controlli tu
Apri il cedolino e fai due conti.
Il primo, sulla trattenuta. Cerca la riga indicata come contributi previdenziali o ritenute previdenziali e dividi l'importo per la retribuzione lorda dello stesso mese: da dipendente del settore privato ti deve venire un numero molto vicino a 0,0919. Un risultato diverso probabilmente non è un errore, perché esistono fondi e gestioni con aliquote proprie, ed è il punto da cui partire per chiedere spiegazioni all'ufficio del personale.
Il secondo riguarda il pavimento. Guarda la retribuzione lorda del mese: sopra 1.511,38 euro il minimale non ti riguarda e questa parte puoi saltarla; sotto, controlla su quale imponibile sono stati calcolati i contributi, perché potrebbe essere più alto di quello che hai preso e sarebbe corretto così.
Il percorso completo dal lordo al netto sta nella guida sulla prima busta paga. Per il passaggio rapido c'è lo strumento, e per capire quanto ti resta di un aumento ce n'è un altro.
Tre cose che vanno storte con questi numeri
Leggere 33 per cento e pensare che esca dalla tua busta
L'aliquota complessiva del 33 per cento è quella che arriva all'INPS. La tua parte è 9,19. Il resto è un costo dell'azienda, non transita dal tuo netto e fra le trattenute non lo troverai: cercarlo lì è il primo momento in cui il cedolino sembra sbagliato.
Calcolare la percentuale sul netto invece che sul lordo
I contributi si applicano alla retribuzione lorda, prima di tutto il resto. Chi divide l'importo dei contributi per il netto ottiene una percentuale più alta del 9,19 e pensa di aver trovato un errore.
Il minimale che scatta e ti fa un cedolino che non torna
Questo terzo punto non riguarda te, riguarda il meccanismo. Se in un mese lavori poco e la retribuzione scende sotto il pavimento, i contributi restano calcolati su 1.511,38 euro, quindi la trattenuta in proporzione a quello che hai preso risulta più alta del solito e il cedolino sembra sbagliato mentre è corretto. Il cedolino non ha un modo di dirtelo.
Fonti
- INPS, circolare n. 6 del 30 gennaio 2026, valori retributivi e contributivi in vigore dal 1° gennaio 2026. Da qui: minimale di retribuzione giornaliera 58,13 euro, massimale annuo 122.295 euro, soglia dell'aliquota aggiuntiva 56.224 euro, aliquota a carico del lavoratore 9,19 per cento e quota a carico del datore 23,81 per cento. inps.it
- INPS, circolare n. 26 del 30 gennaio 2025, per i valori 2025 della colonna di confronto: minimale 57,32 euro, massimale 120.607 euro, prima fascia di retribuzione pensionabile 55.448 euro. Su inps.it
- Legge 8 agosto 1995, n. 335, articolo 2 comma 18, per il meccanismo di rivalutazione annuale del massimale. Su normattiva.it
- Il tuo cedolino, che non è un documento pubblico.
Nota metodologica. Le cifre della circolare sono riportate come le pubblica l'INPS, consultate il 12 agosto 2026. Tre numeri sono conti miei: i 1.511,38 euro sono 58,13 per ventisei giornate, con lo stesso criterio applicato al 2025; i 7,76 euro sono l'1 per cento della differenza fra le due soglie; il 27,85 per cento è 9,19 diviso 33.
Scrive, calcola e sviluppa cashbro da solo. Le buste paga le ha incontrate da imprenditore, dall’altro lato del tavolo: contratti da preparare e cedolini da far quadrare. Non è consulente finanziario né commercialista, e lo dichiara in ogni pagina. Chi scrive
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