Per undici mesi il tuo datore di lavoro calcola l'IRPEF su una previsione del tuo anno, e a dicembre la sostituisce con il conto vero. Quel confronto si chiama conguaglio, e il decreto sulle ritenute gli dà un termine: entro il 28 febbraio dell'anno dopo, oppure il giorno in cui il rapporto finisce. Su 1.600 euro lordi al mese per tredici mensilità, senza cambi e senza straordinari, la differenza fra previsione e anno vero è di due centesimi. Il cedolino di dicembre spaventa quando l'anno non è stato piatto, ed è lì che il conto va guardato riga per riga.
Il conguaglio si capisce meglio se lo segui sul calendario, perché è un meccanismo fatto di date: quelle in cui l'azienda stima, quella in cui confronta, e quelle in cui recupera o restituisce.
Le ipotesi del conto
Cambia una riga e cambia il risultato. Il percorso resta identico.
- Dipendente del settore privato, tempo indeterminato, 1.600,00 euro lordi al mese su tredici mensilità, tutto l'anno con lo stesso datore.
- Contributi a carico del lavoratore al 9,19 per cento, imponibile fiscale mensile di 1.452,96 euro.
- Reddito complessivo annuo di 18.888,48 euro, tutto dentro il primo scaglione IRPEF al 23 per cento.
- Detrazione per lavoro dipendente di 2.743,95 euro l'anno, distribuita dall'azienda sui dodici periodi di paga.
- Nessun altro reddito, nessun familiare a carico, addizionali a zero.
Da gennaio a novembre: su cosa ti tassano?
Ogni mese l'azienda non sa quanto guadagnerai nell'anno. Lo suppone, e la legge le dice come: applica gli scaglioni IRPEF ragguagliati al mese (il primo scaglione, 28.000 euro l'anno, diventa 2.333,33 euro al mese) e sottrae le detrazioni «rapportate al periodo stesso», cioè al singolo periodo di paga.
Sul caso tipo: 1.452,96 euro per 23 per cento fa 334,18 euro di imposta lorda; la detrazione annua di 2.743,95 euro divisa sui dodici periodi di paga vale 228,66 euro al mese; l'IRPEF trattenuta ogni mese è 105,52 euro.
Questo numero è più basso dei 123,11 euro che trovi nella guida sulla prima busta paga, e nessuno dei due conti è sbagliato; il motivo sta tre sezioni più avanti.
Dicembre: la tredicesima, che non ha detrazioni
Sulla mensilità aggiuntiva la stessa norma applica gli scaglioni ragguagliati a mese e non nomina le detrazioni. L'IRPEF trattenuta sulla tredicesima è quindi tutta l'imposta lorda: 334,18 euro, senza sconto. Perché la tredicesima esce più bassa sta in una guida a parte; qui conta che a fine anno le ritenute operate sono dodici da 105,52 più una da 334,18.
Somma: 1.600,42 euro.
Sempre dicembre: il confronto
Il comma 3 dell'articolo 23 dice cosa deve fare il datore: il conguaglio «tra le ritenute operate» durante l'anno e «l'imposta dovuta sull'ammontare complessivo degli emolumenti», tenendo conto delle detrazioni spettanti. La scadenza è il 28 febbraio dell'anno successivo; nella pratica quasi tutte le aziende lo chiudono nel cedolino di dicembre, o al più tardi in quello di gennaio, e probabilmente la scelta dipende più dal software delle paghe che da una decisione di qualcuno.
Il conto vero dell'anno, sul caso tipo:
| Voce | Come si ottiene | Importo |
|---|---|---|
| Reddito complessivo annuo | 1.452,96 per tredici | 18.888,48 € |
| IRPEF lorda annua | 18.888,48 per 23 % | 4.344,35 € |
| Detrazione lavoro dipendente | Art. 13 TUIR, col troncamento del comma 6 | 2.743,95 € |
| IRPEF netta dovuta sull'anno | 4.344,35 meno 2.743,95 | 1.600,40 € |
| Ritenute operate durante l'anno | 105,52 per dodici, più 334,18 sulla tredicesima | 1.600,42 € |
| tot Conguaglio | Ritenute operate meno imposta dovuta | 0,02 € a credito |
Due centesimi restituiti. Su un anno piatto il conguaglio non esiste, o quasi; la stima mensile era la copia in scala del conto annuale, e le due si sovrappongono al centesimo, salvo gli arrotondamenti.
Quello che sposta il conguaglio è tutto quello che rende l'anno diverso dalla sua previsione.
Il numero del sito che questa pagina corregge
Cercavo il conguaglio del caso tipo e ho trovato una cosa che non cercavo.
La guida sulla prima busta paga divide la detrazione annua per tredici e sottrae 211,07 euro dal cedolino ordinario, arrivando a un netto di 1.329,85 euro. Quel numero è giusto come media delle tredici mensilità (l'anno intero fa 17.288,08 euro netti, diviso tredici dà esattamente 1.329,85) ed è lo stesso che dà lo strumento; non è però la cifra che leggi su un singolo cedolino di marzo. L'azienda distribuisce la detrazione sui dodici periodi di paga, perché la tredicesima non è un periodo di paga: il cedolino ordinario porta 228,66 euro di detrazione e un netto di 1.347,44 euro, e la tredicesima ne porta zero.
Il totale dell'anno è identico nei due modi di contare. Cambia come è distribuito fra i dodici mesi e dicembre, e tenendo i 211,07 della guida in questa tabella il conguaglio verrebbe di 211 euro a credito: un rimborso che nella realtà non arriva, perché la detrazione era già stata data tutta durante l'anno.
Le due guide restano da allineare; per ora: 1.329,85 è una media, 1.347,44 è un cedolino.
Quando il conguaglio toglie?
Primo caso, il cambio di lavoro a metà anno. Il secondo datore applica scaglioni e detrazioni sulla proiezione del solo reddito che paga lui, e la detrazione la calcola «rapportata al periodo di lavoro»: tutti e due i datori l'hanno applicata sui loro mesi, ognuno su un reddito annuo stimato più basso di quello vero. Sommati, i due redditi possono spostare la detrazione verso il basso o toccare uno scaglione. Il comma 4 dello stesso articolo dà una via d'uscita: consegni al datore attuale la Certificazione Unica del precedente entro il 12 gennaio e lui fa un conguaglio unico su tutto l'anno; altrimenti la differenza arriva con la dichiarazione, mesi dopo.
Secondo caso, un aumento o molti straordinari. La previsione di gennaio era più bassa dell'anno vero, la detrazione applicata era troppo alta, e a dicembre la differenza si somma in un cedolino solo. Non è una sanzione: è imposta che sarebbe uscita comunque, mese per mese, se l'azienda avesse saputo in anticipo.
Terzo caso, il bonus preso e non dovuto. Dal 2025 chi ha un reddito complessivo entro i 20.000 euro riceve una somma esente, sul caso tipo 906,65 euro l'anno, che l'azienda riconosce «in via automatica» e verifica «in sede di conguaglio». Se a dicembre il reddito complessivo risulta sopra la soglia, anche di poco, la somma non spettava per intero e va restituita; sopra i 60 euro il recupero è in dieci rate di pari importo dalla prima retribuzione utile. In cambio, sopra i 20.000 euro scatta l'ulteriore detrazione di 1.000 euro del comma 6, quindi il saldo non è tutto in perdita. Il trattamento integrativo, quello da 1.200 euro per chi sta sotto i 15.000, segue la stessa logica con il recupero in otto rate.
Per chi cambia scaglione durante l'anno la cosa è più sottile e probabilmente meno frequente: dal 2026 il secondo scaglione è al 33 per cento e comincia a 28.000 euro, quindi sul caso tipo non si vede.
Gennaio e i mesi dopo: cosa arriva ancora
Il conguaglio di dicembre chiude l'IRPEF. Non chiude le addizionali.
L'addizionale regionale sul reddito 2026 la determina il datore proprio al conguaglio, e la trattiene nel 2027 in un massimo di undici rate, da gennaio. Quella comunale ha un acconto del 30 per cento in nove rate da marzo e il saldo, sempre al conguaglio, in undici rate. Sono le righe che compaiono a gennaio senza che nessuno le annunci, e con il conguaglio IRPEF non c'entrano, anche se nascono nello stesso cedolino.
Se il conguaglio è a debito e lo stipendio non basta a coprirlo, la norma prevede che tu possa versare la differenza al datore oppure autorizzarlo a trattenerla sui periodi di paga successivi, con un interesse dello 0,50 per cento al mese; quello che a fine anno non è stato trattenuto per cessazione o per incapienza va versato da te entro il 15 gennaio.
Dal 1° gennaio 2027 la norma cambia numero
L'articolo 23 del DPR 600 è abrogato dal 1° gennaio 2027 dal testo unico dei versamenti e della riscossione. Il conguaglio del 2026, quello che ti aspetta a dicembre o a febbraio, cade a cavallo: le ritenute dei dodici mesi seguono la norma vecchia, e se la chiusura di febbraio 2027 segua il testo vecchio o quello nuovo non mi è chiaro. La regola, da quel che risulta dai lavori sul sito, passa nell'articolo 33 dell'allegato al testo unico; l'allegato non sono riuscito ad aprirlo oggi, e lo scrivo dove serve invece di dare per certo un numero di articolo.
Dove lo controlli tu
- La riga del conguaglio. Sul cedolino di dicembre o di gennaio cerca «conguaglio», «cong.» o «IRPEF conguaglio». Il segno dice tutto: a credito ti rimborsano, a debito trattengono. Sul caso tipo deve essere vicino a zero.
- La detrazione mensile. Sui cedolini da gennaio a novembre la riga delle detrazioni deve valere circa un dodicesimo della detrazione annua, e sulla tredicesima deve mancare. Se sui dodici mesi trovi un tredicesimo, a dicembre ti arriva un credito che sembra un regalo.
- La Certificazione Unica. Dopo il conguaglio la CU riporta il reddito complessivo, le ritenute operate e la somma esente eventualmente erogata o recuperata; se hai avuto due datori e non hai consegnato la CU del primo entro il 12 gennaio, la differenza la vedrai nel 730.
- Il tuo netto vero. Il passaggio dal lordo al mese lo fa lo strumento, e la differenza fra un aumento lordo e quello che ne resta sta in un altro.
Tre cose che vanno storte a dicembre
Leggere il conguaglio come una tassa nuova
L'imposta di dicembre è la stessa IRPEF dell'anno, calcolata bene invece che a stime, e la differenza sarebbe uscita comunque distribuita sui mesi se l'anno fosse stato prevedibile.
Non consegnare la CU del datore precedente
Il termine del 12 gennaio serve a far chiudere l'anno in busta paga a chi ha cambiato lavoro. Chi lo salta non perde niente di definitivo; sposta solo il conto alla dichiarazione, dove arriva tutto insieme e senza rate.
Il bonus che viene stimato sulla proiezione di gennaio
Questa non dipende da te. L'azienda riconosce la somma esente su un reddito previsto a gennaio, e il reddito vero lo conosce a dicembre; chi supera i 20.000 euro per uno straordinario di novembre restituisce l'intera somma in dieci rate, con la detrazione del comma 6 a compensare solo in parte. Il meccanismo è costruito per pagare prima e verificare dopo, e il rischio della verifica sta tutto dal lato di chi riceve.
Domande frequenti
Il conguaglio arriva per forza a dicembre?
No. La legge dice entro il 28 febbraio dell'anno dopo, e alla cessazione se il rapporto finisce prima. Dicembre è l'abitudine di quasi tutti i software delle paghe.
Se ho avuto un solo datore e nessun cambiamento, posso avere un conguaglio grosso?
Difficile. Con lo stesso lordo tutto l'anno le stime mensili coincidono con il conto annuale, e la differenza sta negli arrotondamenti. Un conguaglio di decine di euro su un anno piatto vale una domanda all'ufficio paghe.
Il conguaglio a debito me lo possono rateizzare?
Se lo stipendio non basta, la norma prevede che tu autorizzi il datore a trattenere il resto sui periodi di paga successivi, con un interesse dello 0,50 per cento al mese. Il recupero della somma esente e del trattamento integrativo, invece, è a rate per legge: dieci e otto.
Fonti
- DPR 29 settembre 1973, n. 600, articolo 23, commi 2, 3 e 4, testo in vigore dal 21 maggio 2022 al 31 dicembre 2026: ritenute sul periodo di paga con le detrazioni rapportate al periodo, mensilità aggiuntive senza detrazioni, conguaglio entro il 28 febbraio o alla cessazione, incapienza con interesse dello 0,50 per cento mensile e versamento entro il 15 gennaio, CU dei rapporti precedenti entro il 12 gennaio. Consultato il 2 settembre 2026 su normattiva.it
- DPR 22 dicembre 1986, n. 917, articolo 13, comma 1 lettera b) e comma 6, testo in vigore dal 1° gennaio 2025: detrazione «rapportata al periodo di lavoro nell'anno» e troncamento del rapporto alle prime quattro cifre decimali. Consultato il 2 settembre 2026 su normattiva.it
- Legge 30 dicembre 2024, n. 207, articolo 1, commi 4, 6 e 7: somma esente per redditi fino a 20.000 euro, ulteriore detrazione di 1.000 euro fra 20.000 e 32.000, verifica in sede di conguaglio e recupero in dieci rate sopra i 60 euro. Consultata il 2 settembre 2026 su normattiva.it
- Decreto legge 5 febbraio 2020, n. 3, articolo 1, commi 1 e 3: trattamento integrativo di 1.200 euro, verifica al conguaglio e recupero in otto rate sopra i 60 euro. Consultato il 2 settembre 2026 su normattiva.it
- D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, articolo 50 comma 4, e D.Lgs. 28 settembre 1998, n. 360, articolo 1 commi 4 e 5, per le rate delle addizionali regionale e comunale, come già citati nella guida sulla tredicesima di questo sito. Su normattiva.it
- D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33, testo unico in materia di versamenti e di riscossione, per l'abrogazione dell'articolo 23 dal 1° gennaio 2027, come risulta dall'intestazione dell'articolo su Normattiva alla data del 2 settembre 2026. Su normattiva.it
- Il conto dal lordo al netto del caso tipo, svolto nella guida sulla prima busta paga di questo sito.
- Il tuo cedolino di dicembre e la tua Certificazione Unica, che non sono documenti pubblici.
Nota metodologica. La detrazione mensile di 228,66 euro esce dividendo l'importo annuo sui dodici periodi di paga, che è come la rapporta il sostituto; la guida sulla busta paga di questo sito divide per tredici, e la differenza sta nel corpo. Date, termini e rate vengono dall'articolo 23 e dalle altre norme in fonte, lette nel testo vigente il 2 settembre 2026; la tabella l'ho rifatta partendo dal totale annuo.
Scrive, calcola e sviluppa cashbro da solo. Le buste paga le ha incontrate da imprenditore, dall’altro lato del tavolo: contratti da preparare e cedolini da far quadrare. Non è consulente finanziario né commercialista, e lo dichiara in ogni pagina. Chi scrive
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