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StipendioLivello base7 min

Conguaglio di fine anno: perché a dicembre il netto si muove, e di quanto

Il conguaglio ha una data scritta nella legge. È il giorno in cui dodici stime vengono sostituite da un conto solo, e su un anno piatto vale centesimi.

Il casoDipendente privato, 1.600 euro lordi su tredici mensilità, un solo datore tutto l'anno
La normaArticolo 23, comma 3, del DPR 600/1973, in vigore fino al 31 dicembre 2026
La dataEntro il 28 febbraio 2027, ma quasi tutte le aziende lo fanno a dicembre
Cosa resta fuoriDipendenti pubblici e pensionati, che hanno sostituti con regole proprie

Per undici mesi il tuo datore di lavoro calcola l'IRPEF su una previsione del tuo anno, e a dicembre la sostituisce con il conto vero. Quel confronto si chiama conguaglio, e il decreto sulle ritenute gli dà un termine: entro il 28 febbraio dell'anno dopo, oppure il giorno in cui il rapporto finisce. Su 1.600 euro lordi al mese per tredici mensilità, senza cambi e senza straordinari, la differenza fra previsione e anno vero è di due centesimi. Il cedolino di dicembre spaventa quando l'anno non è stato piatto, ed è lì che il conto va guardato riga per riga.

Il conguaglio si capisce meglio se lo segui sul calendario, perché è un meccanismo fatto di date: quelle in cui l'azienda stima, quella in cui confronta, e quelle in cui recupera o restituisce.

Le ipotesi del conto

Cambia una riga e cambia il risultato. Il percorso resta identico.

  • Dipendente del settore privato, tempo indeterminato, 1.600,00 euro lordi al mese su tredici mensilità, tutto l'anno con lo stesso datore.
  • Contributi a carico del lavoratore al 9,19 per cento, imponibile fiscale mensile di 1.452,96 euro.
  • Reddito complessivo annuo di 18.888,48 euro, tutto dentro il primo scaglione IRPEF al 23 per cento.
  • Detrazione per lavoro dipendente di 2.743,95 euro l'anno, distribuita dall'azienda sui dodici periodi di paga.
  • Nessun altro reddito, nessun familiare a carico, addizionali a zero.

Da gennaio a novembre: su cosa ti tassano?

Ogni mese l'azienda non sa quanto guadagnerai nell'anno. Lo suppone, e la legge le dice come: applica gli scaglioni IRPEF ragguagliati al mese (il primo scaglione, 28.000 euro l'anno, diventa 2.333,33 euro al mese) e sottrae le detrazioni «rapportate al periodo stesso», cioè al singolo periodo di paga.

Sul caso tipo: 1.452,96 euro per 23 per cento fa 334,18 euro di imposta lorda; la detrazione annua di 2.743,95 euro divisa sui dodici periodi di paga vale 228,66 euro al mese; l'IRPEF trattenuta ogni mese è 105,52 euro.

Questo numero è più basso dei 123,11 euro che trovi nella guida sulla prima busta paga, e nessuno dei due conti è sbagliato; il motivo sta tre sezioni più avanti.

Dicembre: la tredicesima, che non ha detrazioni

Sulla mensilità aggiuntiva la stessa norma applica gli scaglioni ragguagliati a mese e non nomina le detrazioni. L'IRPEF trattenuta sulla tredicesima è quindi tutta l'imposta lorda: 334,18 euro, senza sconto. Perché la tredicesima esce più bassa sta in una guida a parte; qui conta che a fine anno le ritenute operate sono dodici da 105,52 più una da 334,18.

Somma: 1.600,42 euro.

Sempre dicembre: il confronto

Il comma 3 dell'articolo 23 dice cosa deve fare il datore: il conguaglio «tra le ritenute operate» durante l'anno e «l'imposta dovuta sull'ammontare complessivo degli emolumenti», tenendo conto delle detrazioni spettanti. La scadenza è il 28 febbraio dell'anno successivo; nella pratica quasi tutte le aziende lo chiudono nel cedolino di dicembre, o al più tardi in quello di gennaio, e probabilmente la scelta dipende più dal software delle paghe che da una decisione di qualcuno.

Il conto vero dell'anno, sul caso tipo:

Conguaglio IRPEF di fine anno sul caso tipo, 1.600,00 euro lordi su tredici mensilità, valori 2026. Gli importi in euro sono un conto mio, rifatto due volte.
VoceCome si ottieneImporto
Reddito complessivo annuo1.452,96 per tredici18.888,48 €
IRPEF lorda annua18.888,48 per 23 %4.344,35 €
Detrazione lavoro dipendenteArt. 13 TUIR, col troncamento del comma 62.743,95 €
IRPEF netta dovuta sull'anno4.344,35 meno 2.743,951.600,40 €
Ritenute operate durante l'anno105,52 per dodici, più 334,18 sulla tredicesima1.600,42 €
tot ConguaglioRitenute operate meno imposta dovuta0,02 € a credito

Due centesimi restituiti. Su un anno piatto il conguaglio non esiste, o quasi; la stima mensile era la copia in scala del conto annuale, e le due si sovrappongono al centesimo, salvo gli arrotondamenti.

Quello che sposta il conguaglio è tutto quello che rende l'anno diverso dalla sua previsione.

Il numero del sito che questa pagina corregge

Cercavo il conguaglio del caso tipo e ho trovato una cosa che non cercavo.

La guida sulla prima busta paga divide la detrazione annua per tredici e sottrae 211,07 euro dal cedolino ordinario, arrivando a un netto di 1.329,85 euro. Quel numero è giusto come media delle tredici mensilità (l'anno intero fa 17.288,08 euro netti, diviso tredici dà esattamente 1.329,85) ed è lo stesso che dà lo strumento; non è però la cifra che leggi su un singolo cedolino di marzo. L'azienda distribuisce la detrazione sui dodici periodi di paga, perché la tredicesima non è un periodo di paga: il cedolino ordinario porta 228,66 euro di detrazione e un netto di 1.347,44 euro, e la tredicesima ne porta zero.

Il totale dell'anno è identico nei due modi di contare. Cambia come è distribuito fra i dodici mesi e dicembre, e tenendo i 211,07 della guida in questa tabella il conguaglio verrebbe di 211 euro a credito: un rimborso che nella realtà non arriva, perché la detrazione era già stata data tutta durante l'anno.

Le due guide restano da allineare; per ora: 1.329,85 è una media, 1.347,44 è un cedolino.

Quando il conguaglio toglie?

Primo caso, il cambio di lavoro a metà anno. Il secondo datore applica scaglioni e detrazioni sulla proiezione del solo reddito che paga lui, e la detrazione la calcola «rapportata al periodo di lavoro»: tutti e due i datori l'hanno applicata sui loro mesi, ognuno su un reddito annuo stimato più basso di quello vero. Sommati, i due redditi possono spostare la detrazione verso il basso o toccare uno scaglione. Il comma 4 dello stesso articolo dà una via d'uscita: consegni al datore attuale la Certificazione Unica del precedente entro il 12 gennaio e lui fa un conguaglio unico su tutto l'anno; altrimenti la differenza arriva con la dichiarazione, mesi dopo.

Secondo caso, un aumento o molti straordinari. La previsione di gennaio era più bassa dell'anno vero, la detrazione applicata era troppo alta, e a dicembre la differenza si somma in un cedolino solo. Non è una sanzione: è imposta che sarebbe uscita comunque, mese per mese, se l'azienda avesse saputo in anticipo.

Terzo caso, il bonus preso e non dovuto. Dal 2025 chi ha un reddito complessivo entro i 20.000 euro riceve una somma esente, sul caso tipo 906,65 euro l'anno, che l'azienda riconosce «in via automatica» e verifica «in sede di conguaglio». Se a dicembre il reddito complessivo risulta sopra la soglia, anche di poco, la somma non spettava per intero e va restituita; sopra i 60 euro il recupero è in dieci rate di pari importo dalla prima retribuzione utile. In cambio, sopra i 20.000 euro scatta l'ulteriore detrazione di 1.000 euro del comma 6, quindi il saldo non è tutto in perdita. Il trattamento integrativo, quello da 1.200 euro per chi sta sotto i 15.000, segue la stessa logica con il recupero in otto rate.

Per chi cambia scaglione durante l'anno la cosa è più sottile e probabilmente meno frequente: dal 2026 il secondo scaglione è al 33 per cento e comincia a 28.000 euro, quindi sul caso tipo non si vede.

Gennaio e i mesi dopo: cosa arriva ancora

Il conguaglio di dicembre chiude l'IRPEF. Non chiude le addizionali.

L'addizionale regionale sul reddito 2026 la determina il datore proprio al conguaglio, e la trattiene nel 2027 in un massimo di undici rate, da gennaio. Quella comunale ha un acconto del 30 per cento in nove rate da marzo e il saldo, sempre al conguaglio, in undici rate. Sono le righe che compaiono a gennaio senza che nessuno le annunci, e con il conguaglio IRPEF non c'entrano, anche se nascono nello stesso cedolino.

Se il conguaglio è a debito e lo stipendio non basta a coprirlo, la norma prevede che tu possa versare la differenza al datore oppure autorizzarlo a trattenerla sui periodi di paga successivi, con un interesse dello 0,50 per cento al mese; quello che a fine anno non è stato trattenuto per cessazione o per incapienza va versato da te entro il 15 gennaio.

Dal 1° gennaio 2027 la norma cambia numero

L'articolo 23 del DPR 600 è abrogato dal 1° gennaio 2027 dal testo unico dei versamenti e della riscossione. Il conguaglio del 2026, quello che ti aspetta a dicembre o a febbraio, cade a cavallo: le ritenute dei dodici mesi seguono la norma vecchia, e se la chiusura di febbraio 2027 segua il testo vecchio o quello nuovo non mi è chiaro. La regola, da quel che risulta dai lavori sul sito, passa nell'articolo 33 dell'allegato al testo unico; l'allegato non sono riuscito ad aprirlo oggi, e lo scrivo dove serve invece di dare per certo un numero di articolo.

Dove lo controlli tu

  1. La riga del conguaglio. Sul cedolino di dicembre o di gennaio cerca «conguaglio», «cong.» o «IRPEF conguaglio». Il segno dice tutto: a credito ti rimborsano, a debito trattengono. Sul caso tipo deve essere vicino a zero.
  2. La detrazione mensile. Sui cedolini da gennaio a novembre la riga delle detrazioni deve valere circa un dodicesimo della detrazione annua, e sulla tredicesima deve mancare. Se sui dodici mesi trovi un tredicesimo, a dicembre ti arriva un credito che sembra un regalo.
  3. La Certificazione Unica. Dopo il conguaglio la CU riporta il reddito complessivo, le ritenute operate e la somma esente eventualmente erogata o recuperata; se hai avuto due datori e non hai consegnato la CU del primo entro il 12 gennaio, la differenza la vedrai nel 730.
  4. Il tuo netto vero. Il passaggio dal lordo al mese lo fa lo strumento, e la differenza fra un aumento lordo e quello che ne resta sta in un altro.

Tre cose che vanno storte a dicembre

Leggere il conguaglio come una tassa nuova

L'imposta di dicembre è la stessa IRPEF dell'anno, calcolata bene invece che a stime, e la differenza sarebbe uscita comunque distribuita sui mesi se l'anno fosse stato prevedibile.

Non consegnare la CU del datore precedente

Il termine del 12 gennaio serve a far chiudere l'anno in busta paga a chi ha cambiato lavoro. Chi lo salta non perde niente di definitivo; sposta solo il conto alla dichiarazione, dove arriva tutto insieme e senza rate.

Il bonus che viene stimato sulla proiezione di gennaio

Questa non dipende da te. L'azienda riconosce la somma esente su un reddito previsto a gennaio, e il reddito vero lo conosce a dicembre; chi supera i 20.000 euro per uno straordinario di novembre restituisce l'intera somma in dieci rate, con la detrazione del comma 6 a compensare solo in parte. Il meccanismo è costruito per pagare prima e verificare dopo, e il rischio della verifica sta tutto dal lato di chi riceve.

Domande frequenti

Il conguaglio arriva per forza a dicembre?

No. La legge dice entro il 28 febbraio dell'anno dopo, e alla cessazione se il rapporto finisce prima. Dicembre è l'abitudine di quasi tutti i software delle paghe.

Se ho avuto un solo datore e nessun cambiamento, posso avere un conguaglio grosso?

Difficile. Con lo stesso lordo tutto l'anno le stime mensili coincidono con il conto annuale, e la differenza sta negli arrotondamenti. Un conguaglio di decine di euro su un anno piatto vale una domanda all'ufficio paghe.

Il conguaglio a debito me lo possono rateizzare?

Se lo stipendio non basta, la norma prevede che tu autorizzi il datore a trattenere il resto sui periodi di paga successivi, con un interesse dello 0,50 per cento al mese. Il recupero della somma esente e del trattamento integrativo, invece, è a rate per legge: dieci e otto.

Fonti

  1. DPR 29 settembre 1973, n. 600, articolo 23, commi 2, 3 e 4, testo in vigore dal 21 maggio 2022 al 31 dicembre 2026: ritenute sul periodo di paga con le detrazioni rapportate al periodo, mensilità aggiuntive senza detrazioni, conguaglio entro il 28 febbraio o alla cessazione, incapienza con interesse dello 0,50 per cento mensile e versamento entro il 15 gennaio, CU dei rapporti precedenti entro il 12 gennaio. Consultato il 2 settembre 2026 su normattiva.it
  2. DPR 22 dicembre 1986, n. 917, articolo 13, comma 1 lettera b) e comma 6, testo in vigore dal 1° gennaio 2025: detrazione «rapportata al periodo di lavoro nell'anno» e troncamento del rapporto alle prime quattro cifre decimali. Consultato il 2 settembre 2026 su normattiva.it
  3. Legge 30 dicembre 2024, n. 207, articolo 1, commi 4, 6 e 7: somma esente per redditi fino a 20.000 euro, ulteriore detrazione di 1.000 euro fra 20.000 e 32.000, verifica in sede di conguaglio e recupero in dieci rate sopra i 60 euro. Consultata il 2 settembre 2026 su normattiva.it
  4. Decreto legge 5 febbraio 2020, n. 3, articolo 1, commi 1 e 3: trattamento integrativo di 1.200 euro, verifica al conguaglio e recupero in otto rate sopra i 60 euro. Consultato il 2 settembre 2026 su normattiva.it
  5. D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, articolo 50 comma 4, e D.Lgs. 28 settembre 1998, n. 360, articolo 1 commi 4 e 5, per le rate delle addizionali regionale e comunale, come già citati nella guida sulla tredicesima di questo sito. Su normattiva.it
  6. D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33, testo unico in materia di versamenti e di riscossione, per l'abrogazione dell'articolo 23 dal 1° gennaio 2027, come risulta dall'intestazione dell'articolo su Normattiva alla data del 2 settembre 2026. Su normattiva.it
  7. Il conto dal lordo al netto del caso tipo, svolto nella guida sulla prima busta paga di questo sito.
  8. Il tuo cedolino di dicembre e la tua Certificazione Unica, che non sono documenti pubblici.

Nota metodologica. La detrazione mensile di 228,66 euro esce dividendo l'importo annuo sui dodici periodi di paga, che è come la rapporta il sostituto; la guida sulla busta paga di questo sito divide per tredici, e la differenza sta nel corpo. Date, termini e rate vengono dall'articolo 23 e dalle altre norme in fonte, lette nel testo vigente il 2 settembre 2026; la tabella l'ho rifatta partendo dal totale annuo.

Chi ha scritto questa guida Giovanni Arena

Scrive, calcola e sviluppa cashbro da solo. Le buste paga le ha incontrate da imprenditore, dall’altro lato del tavolo: contratti da preparare e cedolini da far quadrare. Non è consulente finanziario né commercialista, e lo dichiara in ogni pagina. Chi scrive

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