Per aprire un conto corrente firmi, a occhio, fra le cinque e le otto volte, e di quelle firme una sola è il contratto. Le altre sono una clausola che approva in anticipo le modifiche future, un questionario che la banca deve farti per legge antiriciclaggio, un'autocertificazione sulla residenza fiscale, e i consensi sui dati, di cui uno si può non dare e il conto si apre lo stesso. La legge bancaria vuole il contratto per iscritto e una copia in mano a te; il resto lo percorriamo nell'ordine in cui di solito lo mettono davanti.
Il fascicolo dell'apertura ha un ordine, e non è casuale: prima le cose che devi sapere, poi quello che firmi, poi quello che la banca deve sapere di te. Lo percorro dalla prima pagina all'ultima.
Prima della firma: i fogli che non si firmano
Il documento informativo sulle spese, e per i conti che ancora lo usano il foglio informativo, vanno consegnati prima. Non li firmi; te li danno perché tu sappia il prezzo, e la legge bancaria vuole che il contratto non possa contenere condizioni peggiori di quelle pubblicizzate. Come si legge quel documento è un'altra guida; qui conta che, se in filiale te lo consegnano insieme al contratto invece che prima, la sequenza è sbagliata e puoi dirlo.
Il contratto
È il foglio con il nome commerciale del conto in alto, il tuo nome e il codice IBAN.
L'articolo 117 del testo unico bancario dice tre cose in tre commi: i contratti «sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti»; senza forma scritta «il contratto è nullo»; e il contratto «indica il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati». Quindi dentro ci devono essere il canone, il costo delle operazioni, il tasso creditore e quello debitore, con i numeri, e una clausola che rinvia «agli usi» per fissarli è nulla per legge. Se un prezzo manca, si applica quello pubblicizzato, e se non è stato pubblicizzato «nulla è dovuto».
La copia è tua di diritto. Se apri online, la copia è il file che ti mandano o che scarichi dall'area riservata, e va salvato il giorno stesso: è la versione delle condizioni che hai firmato, e fra due anni non sarà più quella online.
Il contratto è a tempo indeterminato, e l'articolo 120-bis dice che puoi recedere quando vuoi «senza penalità e senza spese di chiusura».
La clausola che approva le modifiche future
Dentro il contratto, o subito dopo, c'è un foglio con una firma a parte che spesso si mette senza leggere.
È la clausola di modifica unilaterale.
L'articolo 118 del testo unico permette alla banca di cambiare tassi, prezzi e condizioni di un contratto a tempo indeterminato, a due condizioni: che esista «un giustificato motivo», e che la facoltà sia stata «convenuta, con clausola approvata specificamente dal cliente». La firma a parte serve a quello. Senza, la banca non può toccare le condizioni; con, può, e la contropartita per te sta nel comma dopo.
Ogni modifica va comunicata con la formula «Proposta di modifica unilaterale del contratto», in evidenza, con due mesi di preavviso; se non sei d'accordo hai fino alla data di applicazione per chiudere il conto «senza spese», e nel frattempo valgono le condizioni vecchie. Se la banca non rispetta la procedura, le modifiche sfavorevoli «sono inefficaci».
Quel foglio, quindi, è la camurria che si paga per avere un conto a tempo indeterminato: la banca si tiene la porta aperta e tu ti tieni il diritto di uscire senza pagare ogni volta che la usa. Le comunicazioni di modifica arrivano nell'area riservata, dove nessuno va, e i due mesi corrono da lì.
Perché la banca ti chiede che lavoro fai?
Poi arrivano le domande. Che lavoro fai, da dove vengono i soldi che verserai, a cosa ti serve il conto, se agisci per conto di qualcun altro, se sei o sei stato una persona politicamente esposta.
Non le fa la banca per curiosità: le impone il decreto antiriciclaggio, all'articolo 18, che chiama tutto questo adeguata verifica della clientela. Le lettere del comma 1 elencano cosa deve fare chi apre un rapporto: identificarti «sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente»; identificare il titolare effettivo, cioè la persona vera dietro il conto se non sei tu; acquisire informazioni «sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo», comprese «quelle relative all'attività lavorativa»; e controllare il rapporto «per tutta la sua durata», con «la verifica della provenienza dei fondi» se il rischio lo richiede.
Quindi la domanda sul lavoro è obbligatoria, e la banca può tornarci sopra anche fra tre anni, quando arriva un bonifico che non somiglia agli altri. Rispondere in modo vago non aiuta: la verifica continua nel tempo, e un profilo scritto male produce domande dopo, quando un'operazione resta bloccata finché non spieghi da dove viene la somma.
Le domande che ti fanno, e chi le impone
Nessuna di queste è una scelta della banca. Stanno nell'articolo 18 del decreto 231 del 2007.
- Chi sei, con un documento valido: identificazione e verifica dell'identità.
- Per chi agisci, se non per te: il titolare effettivo.
- A cosa serve il conto e che lavoro fai: scopo e natura del rapporto.
- Da dove vengono i soldi, quando il rischio lo richiede: provenienza dei fondi, anche durante il rapporto.
L'autocertificazione sulla residenza fiscale
Un foglio chiede in quale paese paghi le tasse, e se sei cittadino o residente fiscale negli Stati Uniti.
Viene dagli accordi internazionali sullo scambio automatico di informazioni fra amministrazioni fiscali: quello con gli Stati Uniti è stato ratificato con la legge 95 del 2015, e le banche italiane devono raccogliere l'autocertificazione da chi apre un rapporto. Per chi è nato, vive e lavora in Italia è una casella; per chi ha una doppia cittadinanza o ha vissuto all'estero è il foglio da compilare con più attenzione di tutti, perché una risposta sbagliata qui viaggia verso un'altra amministrazione.
I consensi sui dati
In fondo al fascicolo, due o tre caselle sulla privacy. Una riguarda il trattamento dei dati necessario a tenere il conto, e senza quella il conto non si apre. Le altre riguardano la pubblicità, le offerte commerciali, la cessione dei dati a società del gruppo o a terzi.
Il regolamento europeo sulla protezione dei dati, all'articolo 7, dice che se il consenso è chiesto dentro un documento che riguarda anche altre cose, la richiesta deve essere «chiaramente distinguibile dalle altre materie»; che il consenso si può revocare «in qualsiasi momento» e «con la stessa facilità con cui è accordato»; e che nel valutare se è stato dato liberamente si guarda se un servizio sia stato «condizionato alla prestazione del consenso» a un trattamento non necessario. Detto per l'apertura di un conto: la casella del marketing è separata, non è una condizione, e il conto si apre anche lasciandola vuota.
Lo sportellista che dice «firmi qui, qui e qui» non sta imbrogliando nessuno, probabilmente non ha nemmeno il tempo di distinguere; ma le tre firme non hanno lo stesso peso, e l'ultima si può non mettere.
E le firme che arrivano dopo il conto?
Carta di debito, home banking, eventuale carta di credito o fido: ognuno è un contratto a sé, con il suo foglio informativo e le sue condizioni, anche quando arrivano nello stesso plico. La carta di credito e il fido sono credito, e la banca valuta il merito creditizio prima di darli; cosa costa un fido sta in una guida a parte, e non va firmato per inerzia insieme al conto.
Tre firme. Cinque. Otto. Il numero cambia da banca a banca, e mi pare conti meno di sapere quale foglio è il contratto.
Dove lo controlli tu
- La copia. Cerca il file o il fascicolo firmato. Se non ce l'hai, chiedilo per iscritto: l'esemplare consegnato al cliente è un obbligo di legge, e senza forma scritta il contratto sarebbe nullo. Nel documento cerca il canone e le voci di costo scritte in cifre; una condizione «secondo gli usi» non vale.
- La clausola di modifica unilaterale. Trova la firma specifica. Poi, nell'area riservata, cerca le comunicazioni con la formula «Proposta di modifica unilaterale del contratto»: se ce n'è una di meno di due mesi fa, il diritto di uscire senza spese alle condizioni vecchie è ancora aperto.
- Il profilo antiriciclaggio. Se il tuo lavoro o le tue entrate sono cambiate dal giorno dell'apertura, aggiornare il profilo prima che la banca lo chieda evita il bonifico fermo. Sul documento informativo delle spese, che è dove il prezzo sta scritto prima della firma, c'è un'altra guida; quanto costa in media tenere un conto sta nella notizia.
Tre cose che vanno storte all'apertura
Firmare la clausola di modifica e non aprire più l'area riservata
I due mesi corrono dalla comunicazione, e la comunicazione sta lì dentro. Chi la scopre dall'addebito nuovo ha perso il diritto di uscire alle condizioni vecchie.
Rispondere a caso al questionario sull'attività
Non è un modulo di cortesia. Il profilo scritto all'apertura è quello con cui la banca leggerà i tuoi movimenti per anni, e un'entrata che non gli somiglia produce una richiesta di chiarimenti, a volte un blocco temporaneo, finché non spieghi.
Il consenso che sembra obbligatorio perché sta nello stesso foglio
Questo non dipende da te. Il regolamento chiede che la richiesta di consenso sia distinguibile dalle altre materie, e in molti fascicoli lo è per un titolo in grassetto e niente altro; le tre caselle in fila, con la penna in mano e lo sportellista che aspetta, si barrano insieme. La revoca dopo è un diritto, e va chiesta con la stessa facilità con cui il consenso è stato dato, per legge.
Domande frequenti
Posso rifiutare la clausola di modifica unilaterale?
Puoi non firmarla, e allora la banca non può cambiare le condizioni con quella procedura; nella pratica molte banche non aprono il conto senza. Quello che conta è sapere che la firma è specifica e che ogni modifica dà due mesi per uscire gratis.
Se cambio lavoro devo avvisare la banca?
La legge chiede alla banca di tenere aggiornato il profilo per tutta la durata del rapporto, e chiede a te informazioni veritiere quando te le domanda. Avvisare prima evita che un accredito diverso dal solito resti fermo.
Fonti
- D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, articolo 117, commi 1, 3, 4, 6 e 7: forma scritta, esemplare al cliente, nullità, indicazione del tasso e di ogni prezzo, nullità del rinvio agli usi e delle condizioni peggiori di quelle pubblicizzate. Testo vigente consultato il 7 settembre 2026 su normattiva.it
- D.Lgs. 385/1993, articolo 118, commi 1, 2 e 3: clausola approvata specificamente, giustificato motivo, formula «Proposta di modifica unilaterale del contratto», due mesi di preavviso, recesso senza spese, inefficacia delle modifiche irregolari. Su normattiva.it
- D.Lgs. 385/1993, articolo 120-bis: recesso senza penalità e senza spese, come già citato nella guida sul foglio informativo. Su normattiva.it
- D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, articolo 18, comma 1, lettere a), b), c) e d): contenuto dell'adeguata verifica della clientela. Su normattiva.it
- Legge 18 giugno 2015, n. 95, ratifica dell'accordo con gli Stati Uniti sulla normativa FATCA e adempimenti delle istituzioni finanziarie. Su normattiva.it
- Regolamento (UE) 2016/679, articolo 7, paragrafi 2, 3 e 4: consenso distinguibile, revocabile con la stessa facilità, e valutazione della libertà del consenso quando un servizio è condizionato. eur-lex.europa.eu
- Il tuo contratto di conto corrente, che non è un documento pubblico.
Nota metodologica. Qui non c'è il fascicolo di nessuna banca: c'è l'ordine in cui le norme in fonte chiedono i documenti, letto il 7 settembre 2026, e i nomi dei fogli sono quelli che ricorrono di solito. Su come le singole banche raccolgano l'autocertificazione fiscale non ho aperto le disposizioni attuative, e ho tenuto il paragrafo sul meccanismo. Di una firma rifiutata allo sportello non ho un ricordo da raccontarti: quello che leggi esce dalle norme, foglio per foglio.
Scrive, calcola e sviluppa cashbro da solo. Le buste paga le ha incontrate da imprenditore, dall’altro lato del tavolo: contratti da preparare e cedolini da far quadrare. Non è consulente finanziario né commercialista, e lo dichiara in ogni pagina. Chi scrive
Continua da qui
Come si legge il foglio informativo di un conto corrente, riga per riga
GuidaIl fido del conto è un debito? Sì, e il conto più caro arriva a chi non ce l'ha
Contenuto informativo a carattere divulgativo. Non costituisce consulenza fiscale, del lavoro o finanziaria, né una raccomandazione personalizzata. Per la tua situazione specifica rivolgiti al tuo ufficio del personale, a un consulente del lavoro o a un professionista abilitato.
